dall'inviato a San Paolo Paolo Laurenti
Lo pensammo prima e subito dopo quell'ancora dolorosa eliminazione, "ma quando ci ricapita di sfidare negli ottavi di finale di un Mondiale l’Ucraina?". Era il 2006, continuiamo a pensarlo oggi. Quella fu e rimane l'occasione più unica che rara per la nostra Nazionale di raggiungere lo storico traguardo dei quarti di finale della Coppa del Mondo. Otto anni più tardi si ripresenta una nuova chance, ma proprio come si pensava di fronte non c’è un'Ucraina qualsiasi, ma l'Argentina del quattro volte Pallone d'Oro Lionel Messi, al quale manca "solo" la vittoria del Mondiale per raggiungere definitivamente il mito di Maradona.
La Svizzera sogna. Lo fa aggrappandosi alle leggerezze difensive che ogni tanto, anzi spesso, l'Albiceleste concede come nelle tre partite giocate finora dalla formazione di Alejandro Sabella, che comunque quelle partite le ha vinte tutte. La Svizzera sogna l'epica impresa, ma per provare a realizzarla deve riuscire a scrollarsi di dosso quella sensazione di sollievo ed appagamento da "missione compiuta" che regnava nell'ambiente rossocrociato dopo la vittoria con l'Honduras coincisa con il passaggio del turno. La sfida contro i centroamericani rappresentava infatti il sottile confine tra il fallimento ed il traguardo raggiunto. Superato quel valico immaginario e scampato il pericolo, ora i rossocrociati non devono commettere l’errore di cadere nella trappola del "tutto quello che viene in più è un successo".
In termini concreti è effettivamente così, ma se la Svizzera vuole ragionare da grande, come Ottmar Hitzfeld e i giocatori stessi l'hanno dipinta prima (ma anche durante) del viaggio di Brasile, non può e non deve accontentarsi. Perdere e salutare il Mondiale significherebbe rimanere fermi allo stesso livello oltretutto già raggiunto 8 anni fa. Vincere e salire sull'aereo per Brasilia per il quarto di finale vorrebbe invece dire progredire, fare un grande passo in avanti, anzi un salto nell’Olimpo e diventare storia.







