dal nostro inviato a Rio de Janeiro Omar Gargantini
Brasile-Germania da una parte del tabellone, Argentina-Olanda dall’altra. Tre su quattro sono quelle pronosticate alla vigilia, l’Olanda prende il posto della Spagna, ma chiamare intrusi i vice-campioni del mondo in carica sarebbe una mancanza di rispetto profonda. Dieci titoli e tre finali (perse, ma restano tre finali!), facendo la somma: la bacheca di chi si contenderà il titolo nell’ultima settimana è ricchissima, lamentarsi sarebbe blasfemo. Insomma: è stato il Mondiale delle sorprese, dei ribaltoni, dei tanti gol, ma solo nella prima fase. Perché già negli ottavi si è capito: che le favorite hanno quella dose di cinismo che agli outsider sfugge, pur lasciando loro con una punta di perfidia l'illusione che le distanze siano ridotte. Ma, appunto, è solo un'illusione. Difatti chi doveva vincere è andato avanti: in blocco. La tendenza si è ulteriormente consolidata nei quarti, dove è sembrato di giocarsela come in quelle partitelle amatoriali dove "chi segna ha vinto".
Così è stato, infatti: Germania, Brasile e Argentina hanno sbloccato prestissimo il risultato e poi hanno messo la qualificazione in congelatore soffrendo meno rispetto al turno precedente. Anche l’Olanda ha sbloccato per prima il risultato, ma per farlo ha addirittura dovuto attendere i rigori, dove i senatori sono stati implacabili e dove Van Gaal ha azzeccato la mossa di avvicendare i portieri al 119’!
Due sudamericane e due europee quindi, come non accadeva dall’ormai lontanissimo ’78, sempre da queste parti insomma, sebbene con una formula diversa ma per la prima volta con la coppia Brasile-Argentina a braccetto: con tanti saluti al nuovo che (non) avanza.
L’ultima delle "emergenti" in ordine cronologico a salutare il Mondiale è stata la Costa Rica, arresasi all'Olanda dopo un torneo comunque da incorniciare, essendo riuscita a spingersi fin dove non era mai arrivata. Giusto quindi che gli uomini di Pinto vengano osannati a San Josè, al loro ritorno in Patria, come autentici eroi. Chi l’ha fatto altrove, invece, dovrebbe avere il pudore di ammettere l'esagerazione… Perché non basta una buona partita per fare un grande Mondiale. O no?
Il servizio con Tim Krul e Dirk Kuyt (Rete Uno Sport 06.07.2014, 12h50)
RSI Sport 06.07.2014, 14:45
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