Con la squalifica di sei anni della belga Femke van den Driessche per frode tecnologica è tornato prepotentemente a galla il discorso su questa nuova dimensione di doping. Un tema tornato caldo già qualche settimana fa con l'indagine svolta dal programma francese Stade 2 e dal Corriere della Sera, che ha rivelato la possibile presenza di sette motori diversi durante la Strade Bianche e la Bartali e Coppi grazie ad una telecamera termica.
L'argomento era però già stato toccato durante il Tour de France 2015, coinvolgendo anche il vincitore Chris Froome, che ora è tornato a parlare dell'argomento: "Il documentario non l'ho visto e non posso commentarlo. Ma ho spesso parlato con l'UCI di motori elettrici, chiedendo controlli più sofisticati. Se ne parla ed è giusto che si controlli. La mia bici è stata più volte smontata ed analizzata", ha dichiarato il britannico.
I fatti gli danno ragione: nelle classiche del Nord sono stati effettuati oltre duecento controlli, al Tour de Romandie un team di esperti si occupa della verifica di telai, pedali e ruote, insomma degli spazi dove si potrebbero nascondere i mini motori a batteria difficilissimi da rilevare.
"Sono sicuro che si possa fare di più e so che si stanno adoperando per avere la giusta tecnologia. Immagino che queste inchieste TV metteranno più pressione sui commissari"
Chris Froome
Il servizio con Chris Froome (Rete Uno Sport 27.04.2016, 07h00)
RSI Sport 27.04.2016, 09:45
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