Ciclismo

Gasato in mezzo alla corsa

di Armando Ceroni

  • 28.09.2013, 12:12
  • 4 maggio, 13:10
L'armata elvetica di Lugano 1996, con Camenzind davanti a Gianetti e Puttini

L'armata elvetica di Lugano 1996, con Camenzind davanti a Gianetti e Puttini

  • Tipress / Ti-Press
Di: RSI Sport 

Il giorno più bello della mia vita di giornalista televisivo. Nel caso motorizzato. Gasato. In costante fibrillazione dall’inizio alla fine. Era il 13 ottobre del 1996. In cartellone i mondiali di ciclismo a Lugano. Atteso protagonista l’eroe di casa : Mauro Gianetti, ma anche Felice Puttini, Oscar Camenzind e tutti gli altri campioni di allora del mondo del pedale. Spettacolo allo stato puro per gli oltre centomila spettatori presenti lungo il percorso. Adrenalina a mandrie nel mezzo di quella mandria variopinta, per chi ricorda e scrive.

Vi è già capitato di guardare una partita importante, calcio o hockey che sia, da bordo campo ? O una gara di sci a pochi metri di distanza dal tracciato? Se sì, capirete che la differenza rispetto a quello che offre la TV è parecchia.

Ebbene, nel ciclismo la differenza è ancora più marcata. Vivere una corsa, da appassionato, in mezzo al gruppo. Vibrare e pulsare al ritmo dei corridori. Condividere i loro stati d’animo. Parlare, sì anche parlare, con loro era, è e rimarrà per sempre indelebilmente impresso nel mio cuore. Nel corso delle mie esperienze professionali occhiate giroscopiche all’intorno, ne ho lanciate parecchie, su più fronti. Ma quello rimane IL MOMENTO. Indimenticabile. Ancora da brividi dopo quasi vent’anni.

Io in moto. Gianetti in bici. Entrambi, pur con sfumature diverse, in corsa. Lui per la vittoria. Io per spingerlo verso la vittoria. Peccato che il regolamento lo vietava, altrimenti, attraverso il mio microfono, le nostre pur brevi chiacchierate, avrebbero raggiunto anche tutti coloro che erano incollati davanti ad un televisore. Peccato che poi quel mondiale lo vinse Johan Museeuw, proprio davanti a Mauro Gianetti che, in occasione dell’ultimo passaggio sulla Crespera, aveva provato a fare l’impossibile. Mi sa che nemmeno una mia spinta fuorilegge sarebbe servita a cambiare le cose. A stravolgere il destino di una giornata che nemmeno un secondo posto potrà mai cancellare dalla memoria di Mauro, mia e di chi fino alla morte dirà : “quel giorno di vita vera, io c’ero”.

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