di Giancarlo Dionisio
Sette tappe, sei maglie gialle splendenti: Dennis, Küng, Matthews, Caruso, Pozzovivo e oggi Simon Spilak. Ciò significa da un lato che il Tour de Suisse è stato disegnato con sagacia da parte del direttore tecnico David Loosli, dall'altro che il ciclismo moderno sta proponendo un incredibile livellamento verso l'alto. Oggi però l'equilibrio rischia di essersi spezzato definitivamente poiché l'impresa del vincitore sloveno è globale: frutto di una gamba ritrovata, quella che ieri lo aveva parzialmente tradito a La Punt; di una squadra oggi impeccabile, quasi troppo; del cedimento non facilmente prevedibile di alcuni avversari, come l'ex leader Pozzovivo e l'elvetico Frank.
Sarebbe prematuro affermare che le sorti dell'81o Tour de Suisse sono segnate, tuttavia i distacchi dei rivali più vicini a Spilak - Caruso a 52", Kruijswijk a 1'05'' - non lasciano molto spazio ai ribaltoni. La storia del ciclismo insegna tuttavia che coppe, fiori, baci e trofei vengono distribuiti dopo che anche l'ultimo metro è stato percorso. Quindi aspettiamo il verdetto che verrà emesso domenica a Sciaffusa dopo la cronometro.





