Ciclismo

Santambrogio si difende

"Ho problemi di erezione e l'UCI lo sapeva"

  • 19.12.2014, 17:55
  • Ieri, 13:58
L'italiano al Giro d'Italia 2013

L'italiano al Giro d'Italia 2013

  • Keystone
Di: RSI Sport 

Mauro Santambrogio, risultato nuovamente positivo in occasione di un controllo antidoping (leggi la notizia), non ci sta. In un'intervista rilasciata a tuttobiciweb.it, il ciclista italiano ha spiegato il perché dei valori troppo alti di testosterone nel suo sangue.

"Ero sospeso, ancora non sapevo se qualcuno mi avrebbe offerto la possibilità di tornare a correre, così l'estate scorsa ho deciso di affrontare un problema fisico delicato. Il 7 luglio scorso mi sono sottoposto ad una visita dall'urologo, soffro di problemi di erezione, prostatite, varicocele sinistro, e ipotestosteronemia come riporta il certificato che mi è stato redatto. Lo specialista mi ha prescritto una cura con Andriol 40 mg per tre mesi più l'Aprosten per 60 giorni. In più mi sono stati prescritti anche esami riguardante la fecondità, per me è importante il progetto di crearmi una famiglia, nei prossimi anni", ha dichiarato. L'atleta si dice tranquillo e crede che tutto si risolverà per il meglio.

Il 30enne comasco non è il primo a cercare di spiegare le ragioni della positività. Alcuni sono stati scagionati, altri no. L'ex portiere francese Bernard Lama, che ha fatto uso di cannabis, ha detto di essere stato "troppo educato. Volevo rifiutare lo spinello, ma temevo di passare per scortese". Era il 1998 e giocava nel West Ham. È stato sospeso per due mesi.

Nel 2010 l'atleta statunitense Lashawn Merritt, campione olimpico nei 400 metri, ha invece ammesso di avere utilizzato un prodotto per aumentare le dimensioni del pene. Era risultato positivo a un anabolizzante. È stato squalificato per 21 mesi.

Per Dennis Mitchell, centometrista americano, la ragione dei valori elevati di testosterone era da ricercare nelle cinque birre e i quattro rapporti sessuali avuti con sua moglie in occasione del suo compleanno. Era il 1998 e i giudici non gli hanno creduto; lo hanno tenuto lontano dalle competizioni per due anni.

Nel 2002 il ciclista Gilberto Simoni, positivo alla cocaina, ha dichiarato che la sostanza illecita era presente nelle caramelle che sua zia gli mandava dal Sudamerica. L'atleta è stato assolto.

Il marciatore spagnolo Daniel Plaza, nel 1996, ha dato la colpa alla moglie, incinta, che in seguito a un rapporto orale avrebbe lasciato tracce di nandrolone.

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