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È una questione di fiducia, ma anche di portieri e di stranieri

Il commento sul derby di Federico Fiorito

  • Un'ora fa
  • 58 minuti fa
Derby
  • Sanford giganteggia, il gigante Cajkovsky chiude con un impietoso -3
Di: Federico Fiorito, inviato

Ventitré secondi. C’è una costante nel modo in cui il Lugano si è accaparrato gli ultimi due derby. Ventitré sono i secondi che avevano permesso ai bianconeri di piazzare l’uno-due risolutore alla Gottardo Arena. Nello stesso lasso di tempo ieri sono arrivati il terzo e il quarto gol che hanno, di fatto, ammazzato la partita. Ma non è stata solo questa coincidenza a fare la differenza.

La fiducia nei propri mezzi

Da quando le due squadre si sono stabilizzate sull’assetto attuale, il Lugano si dimostra superiore nei confronti diretti. Più solido, più squadra, il collettivo bianconero va avanti per la sua strada, rispetta il cosiddetto game plan con la sicurezza di chi ha piena fiducia nei propri mezzi. Non traballa quando viene colpito a freddo dal primo powerplay di serata, né quando le penalità fioccano una dopo l’altra e diventano troppe in una serata tutto sommato tranquilla. Trae beneficio dal momento più emotivo della sfida, quando Zaccheo Dotti e Sekac mollano i guantoni per un breve incontro pugilistico. Fatta eccezione per la rete di Bürgler, nella quale l’Ambrì si è aperto bene lo spazio, il boxplay della truppa di Mitell fa un lavoro encomiabile e risulta spesso più pericoloso in ripartenza di quanto non siano gli avversari con l’uomo in più. In cinque contro cinque non c’è partita e se gli arbitri non fossero stati tanto fiscali, probabilmente lo scarto tra le due squadre sarebbe stato ancora più evidente.

Di portieri e di stranieri

Da una parte Schlegel respinge tutto quel che deve parare. Dall’altra Senn no. In partite così importanti la differenza la fanno anche i portieri e, se il Lugano ha potuto avviarsi in carrozza verso il successo, è anche perché il portiere biancoblù ha lasciato passare il tiro di Emanuelsson e quello di Fazzini. Se si fosse rimasti sull’1-1 chissà cosa sarebbe successo? Il momentum passa spesso velocemente e imprevedibilmente da una parte all’altra. Detto dei portieri, il focus si sposta sugli stranieri. Da una parte Formenton resta inconcludente, DiDomenico si perde (e perde dischi) in azioni personali troppo prolungate e Cajkovsky chiude con un impietoso -3 esattamente come Heed. Dall’altra Emanuelsson lavora per la squadra e si regala anche una gioia personale, mentre Sanford giganteggia a tutta pista terminando il confronto con un gol e due assist. Anche con le prestazioni dei singoli si vincono o si perdono le partite.

L’aiuto di Batman? Grazie, non è necessario

Spostando lo sguardo dal ghiaccio agli spalti, il derby offre sempre spunti interessanti. Le due tifoserie sentono particolarmente la partita e iniziano a cantare ben prima dell’ingaggio di inizio e terminano quando orami i giocatori sono già docciati, cambiati e pronti per tornarsene a casa. Anche dalle tribune c’è grande partecipazione e, visto come si è messa la serata, sarebbe strano altrimenti. Ma in una serata così probabilmente Thürkauf e compagni l’avrebbero spuntata anche senza l’aiuto di un gigantesco Batman, spuntato in Curva Nord all’ingresso delle squadre in pista. Dall’altra parte va rivista l’efficacia del martellone per schiacciare i corvi. Evocativo, certamente, ma dalla parte opposta rispetto alle intenzioni. Per una sera, sportivamente parlando, ad essere schiacciati sono stati proprio i biancoblù che, con la loro andatura imprevedibile, sapranno sicuramente ritrovare le risorse per tornare al successo dopo tre sconfitte consecutive.

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A tutto hockey

A tutto Hockey 28.11.2025, 23:05

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