Una stagione così tormentata non ce la si poteva di certo immaginare in casa Ambrì-Piotta. Nel giro di pochi mesi sono naufragate, attraverso quella tragicomica conferenza stampa dell’8 ottobre, tutte le certezze del consolidato progetto sportivo firmato Duca-Cereda, due uomini sui quali - di fatto - si fondava l’intero castello. E la riprova, in termini societari, la si è avuta con errori ed orrori imperdonabili soprattutto a livello di comunicazione. L’HCAP, in ogni caso, era partito male, malissimo sul ghiaccio anche con i due ticinesi in cabina di comando, arrabattandosi per gran parte della stagione con Eric Landry in panchina (per tutti e tre: voto 3) prima di affidarsi ad un Jussi Tapola che ha operato scelte impopolari ma che ha dimostrato di avere le idee estremamente in chiaro (voto: 4+). È stata tutta un rincorrere, l’annata dei biancoblù (voto: 2,5), che oltre a mancare l’obiettivo play-in non sono riusciti a regalarsi nemmeno le vacanze anticipate, tornando - 8 anni dopo - a disputare un playout condotto - questo sì - dall’inizio alla fine. Colpa anche di un mercato insufficiente, soprattutto sul fronte degli stranieri e in ottica postseason.
Gilles Senn 3,5: dopo aver vinto, con l’aiuto del contingentamento straniero, il duello con Juvonen alla sua prima stagione in biancoblù, le sue prestazioni questo inverno non sempre sono state all’altezza, e le sue insicurezze si sono tradotte con una percentuale di parate passata da sopra il 90% all’88,89%. Si divide perfettamente le presenze in regular season con Wüthrich, ma è ritenuto la riserva e nei playout gioca quest’ultimo. E un motivo ci sarà.
Philip Wüthrich 4+: alla fine si rivela l’arrivo estivo di maggior peso nell’economia del gioco dei leventinesi: più costante di Senn, al momento dei playout è lui il titolare. Perché? Dà più fiducia e compie alcune parate decisive non solo grazie alla posizione, ma pure con qualche salvataggio spettacolare. Il suo linguaggio del corpo è più positivo di quello di Senn, ma pure lui vive qualche serata difficile e la sua percentuale appena sopra il 90% di parate è lì a testimoniarlo, al netto di una difesa che non lo aiuta molto. E si prende subito un record in casa HCAP: è il primo portiere della storia biancoblù a realizzare 3 assist nella stessa stagione.
Luc Bachmann 4+: parte fortissimo, con tanta fiducia in sé stesso e facendo le cose semplici. Poi scende nelle gerarchie già con Cereda e ancora di più con Landry e Matte, e anche la sua sicurezza viene un po’ meno. Da fine gennaio però ritrova il posto in una delle prime due coppie di difesa e alla fine, assieme al portiere Wüthrich, si può considerare l’acquisto più azzeccato dell’estate anche in chiave futura. Il bilancio +/- di -1 è il migliore tra i difensori che hanno giocato più di 35 incontri.
Michal Cajkovsky 2: sulla carta ha numeri per rendersi utile. Sul ghiaccio aiuta solo gli avversari. L’unico ingaggio in corso d’opera è un flop totale.
Isacco Dotti 3,5: tra infortuni e partite in sovrannumero, viene impiegato solo in 30 occasioni nella stagione regolare. Croce e delizia dei tifosi, non sempre i brividi che fa correre loro sono positivi, ma ci mette l’anima e non si tira mai indietro. A volte è vero che pasticcia con il disco e che prende qualche penalità di troppo, ma è l’unico col bilancio positivo in regular season forse anche grazie al minutaggio ridotto.
Zaccheo Dotti 4-: rimane costante sui suoi livelli. Come il fratello fa del fisico il suo punto di forza ma a differenza di Isacco è una pedina inamovibile grazie a una tecnica e una visione del gioco migliore. Anche lui ogni tanto vuole strafare, ma riesce quasi sempre a evitare clamorosi disastri. Con Tapola scende in terza o addirittura quarta linea, ma si fa comunque sempre trovare presente.
Tim Heed 3: la prima cosa che salta all’occhio guardando le statistiche è la drastica diminuzione del numero di reti (da 8 a 2) e pure di assist (da 30 a 20) dallo scorso anno a questo. Se si pensa invece a quanto mostrato sul ghiaccio, il primo pensiero va a quegli errori clamorosi che gli allenatori giustificano con il ruolo centrale in squadra e il tempo di ghiaccio elevato ma che nelle scorse stagioni in Ticino non aveva praticamente mai mostrato. Il 35enne ha ancora un anno per riscattarsi.
Rocco Pezzullo 3,5: ha compiuto due volte l’andata e ritorno da Visp, dove ha giocato in prestito per evitare di lasciarlo fermo troppo spesso non essendo nelle prime scelte del pacchetto arretrato. All’impiego saltuario in biancoblù si sono aggiunte come quasi in ogni inverno delle pause per infortunio. Insomma una classica stagione alla Pezzullo. Se la sfortuna lo lascerà tranquillo, il 25enne ha ancora un anno per dimostrare che la NL è il suo posto.
Simone Terraneo 3,5: trova più spazio di Pezzullo ed è più convincente, si fa notare sia in fase di impostazione che di protezione del portiere. Non per nulla le sue qualità tecniche permettono di schierarlo per un paio di incontri in attacco per sopperire alle assenze. Ma anche lui viene spedito in prestito a La Chaux-de-Fonds in gennaio, e quando torna trova poco spazio e non viene impiegato nel playout. Dalla sua però ha i suoi 21 anni, l’importante è non fargli perdere la fiducia e dargli spazio.
Jesse Virtanen 3,5: a livello di punti perde una decina di assist rispetto all’anno precedente (da 29 a 18 in regular season) ma segna un gol in più (7). Il 34enne però, come l’altro difensore straniero dei leventinesi, sembra meno lucido e affidabile. Anche per lui iniziano a essere troppi i minuti di gioco? Il suo bilancio +/- ne ha così risentito (-18 contro il -8 del 2024-25). Ha ancora due anni di contratto.
Dario Wüthrich 4: dei difensori è quello che si nota meno, ma nel ruolo che ha in squadra è un punto positivo. Un po’ come quando non si vede un arbitro durante una partita: segno che ha fatto il suo senza sbagliare troppo. Il suo bilancio è di -6, alle spalle tra i terzini solo di Isacco Dotti (che però ha giocato molto meno) e Bachmann. Pochi errori, pochissime penalità (5), buona solidità difensiva ed è il 4o difensore per punti ottenuti (1 gol e 7 assist).
Jesse Zgraggen 3,5: a livello di punti è inferiore solo ai difensori stranieri dei biancoblù (3 reti e 7 assist) e a generosità è al pari dei fratelli Dotti. A parte una penalità di partita, come negli ultimi anni riesce a evitare di finire spesso sulla panchina dei cattivi (5 volte). Rispetto agli altri terzini svizzeri prova qualche proiezione offensiva di più affidandosi alla sua potenza. La sensazione è che a volte esagera e pasticcia.
Nathan Borradori 4,5: nelle stagioni più complicate del suo passato, l’HCAP si è ritrovato diverse volte a scommette in corso d’opera su qualche giovane del proprio vivaio. Il motivo? Più un’evidente mancanza di qualità e alternative, che una reale volontà. Per quanto visto, invece, Borradori sembra già possedere tutte le qualità per diventare un elemento affidabile in National League. Tanto da chiedersi: perché buttarlo nella mischia solo ora?
Dario Bürgler 3,5: poteva rivelarsi la classica stagione di troppo, e così effettivamente è stata pur non rovinando una brillante carriera (tanti gol e 2 titoli). Già in calo di rendimento in termini di gol e assist nello scorso campionato, il 38enne ha pagato una brillantezza fisica che secondo natura non è più quella di un tempo. Spesso sopraffatto dal ritmo, non ha comunque mai fatto mancare impegno, dedizione e sudore. E nello spogliatoio è sempre stato un elemento fondamentale.
Tommaso De Luca 4-: le qualità tecniche sono note a tutti, la mancanza di costanza nelle prestazioni lo sta purtroppo diventando. Parte male come tutta la squadra, patisce forse più di altri l’addio di Cereda e Duca, ma nel finale trova in Tapola l’allenatore ideale da cui ripartire. A 21 anni e con un’intera carriera davanti, dovrà essere quel giocatore che è stato solo dopo le Olimpiadi per poi diventare quel trascinatore ammirato nella serie contro l’Ajoie. Cinque gol in regular season sono veramente troppo pochi per uno come lui.
Christopher DiDomenico 4+: che ci sia DiDomenico nello spogliatoio che mette fine all’era Duca-Cereda non è probabilmente un caso. È genio e sregolatezza, quello che sarebbe tutt’oggi il top scorer dell’Ambrì. Duca e Cereda decidono di prenderlo, Landry di tenerlo, Tapola di lasciarlo. La sua è sempre stata una carriera costellata di punti (41 in 47 partite sono tanti), ma anche stracolma di problemi (il bilancio di -17 è lì a testimoniarlo).
Alex Formenton 3,5: considerato che fa del pattinaggio, della velocità e dell’energia i punti di forza del suo gioco, l’anno di pausa richiedeva sicuramente un periodo di ripresa, ma nessuno ipotizzava che potesse essere così lungo. Fino a gennaio il suo contributo è pressoché nullo, tanto da finire più volte in sovrannumero, prima di recuperare smalto a livello atletico e finire in evidente crescita. A patto di dimostrarsi più freddo di fronte ai portieri avversari, potrebbe essere lui il vero acquisto dell’Ambrì.
Daniele Grassi 3,5: a lungo costretto ai box a causa di un infortunio, il capitano dell’Ambrì disputa una trentina di partite senza riuscire a portare gli impulsi sperati sul ghiaccio, restando comunque un punto di riferimento nello spogliatoio. Dinnanzi ai problemi fisici della prima parte di stagione diventa incomprensibile il rinnovo di addirittura quattro anni sottopostogli da Alessandro Benin.
André Heim 3,5: il computo dei punti, tra gol (5) e assist (17), confermano che è il lontano parente del giocatore ammirato nelle prime due stagioni in biancoblù. Come tutta la squadra paga un’annata iniziata malissimo, che risulta difficile salvare per alcuni passi avanti nel finale, quando torna a guidare con equilibrio e intelligenza la linea di De Luca e Zwerger. Le statistiche degli ingaggi (44,52%) e nei + e - (-9) non lo sostengono.
Michael Joly 4+: tra problemi fisici che non gli permettono di esprimersi al meglio e una squadra che non fa nulla per sostenerlo, il canadese dimostra solo a sprazzi di poter essere un attaccante potenzialmente determinante in National League. In 52 partite mette a referto 21 gol e 19 assist, un bottino niente male in un annata disgraziata, sporcato però da diversi errori a livello individuale. Tra alti e bassi evitabili, resta un punto di riferimento da cui ripartire.
Diego Kostner 3,5: i limiti sono noti, le qualità pure. Senza infamia e senza lode fa il suo, ma è chiaro che più passano gli anni e più il suo ruolo diventerà marginale. Non può e non dev’essere lui il volto che trasforma una stagione.
Lukas Landry 3,5: si presenta con qualche gol in amichevole che fa pensare ad un acquisto utile anche per la produzione offensiva, poi si rivela un giocatore veloce e versatile per il bottom-six. Le basi ci sono e le 50 partite disputate (tantissime da 13o attaccante) lo dimostrano: ora, con l’età dalla sua, bisogna costruire.
Manix Landry 3,5: è un po’ l’emblema del campionato dell’Ambrì da “vorrei ma non posso”. La stagione della conferma si rivela complicata per il centro, che in 52 partite passa dai 25 punti (14 gol) del 2024-25 ai 16 (7 gol) dell’attuale annata. Troppo poco per colui che dovrebbe essere il centro con licenza svizzera più produttivo in squadra. Le qualità comunque non mancano e l’anno prossimo andrà a caccia del riscatto.
Miles Müller 4+: è lui la nota più lieta tra le fila biancoblù. Se è vero che in termini prettamente contabili il passo in avanti non è stato clamoroso (5 punti in più rispetto allo scorso anno, tutti gol), la sua crescita nelle varie situazioni di gioco è stata sicuramente rilevante. È un elemento veloce e affidabile, che può essere utilizzato in qualsiasi linea. Un bel giocatore, che ha comunque ampi margini di miglioramento.
Inti Pestoni 3: “Per me sul piano personale è una stagione da dimenticare”. Le parole rilasciate prima di un playout vissuto dalla tribuna dicono già tutto. A rinforzarle ci sono pure i numeri e dicono che per la prima volta in carriera non ha superato quota 10 punti (4 gol e 4 assist) in National League. Intende voltare pagina e mettersi a disposizione di Tapola.
Nicolas Petan 2: era lo straniero più atteso, come tutti coloro chiamati a portare punti, si rivela un pesce fuor d’acqua. Non fa nulla per ambientarsi e per invertire la tendenza. Segna un gol e in 15 partite il bilancio è di -13. Disastroso.
Chris Tierney 3: è un centro two-way che potrebbe anche risultare utile alla causa, se non fosse per un pattinaggio completamente inadatto al livello. Non è tutta colpa sua se non riesce a performare, ma fa poco per farsi apprezzare. Ci riesce solo ed esclusivamente agli ingaggi, con una percentuale di riuscita del 52,25%.
Dominic Zwerger 4+: l’ultimo campionato in maglia biancoblù ha riproposto l’attaccante austriaco su buoni livelli, pur se con qualche fase di blackout. Non è stato quello ammirato nei primissimi anni, probabilmente non lo sarà mai, ma questo Zwerger avrebbe potuto regalare ancora qualche soddisfazione ai tifosi leventinesi. Lo farà a Bienne?
William Hedlund, Tim Muggli: SV

A tutto hockey
A tutto Hockey 31.03.2026, 23:30
Il servizio con Jussi Tapola (Rete Uno Sport 01.04.2026, 12h45)
RSI Sport 01.04.2026, 12:23
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