dall'inviato a Copenaghen Federico Fiorito
Il Canada fa paura esattamente come faceva paura la Finlandia. Lo dice la tradizione, lo dice la storia dell’hockey, lo dicono i due palmarès messi a confronto. Ma una semifinale resta una partita secca, che dura 60’ (più eventuale overtime), in cui tutto può succedere. Lo abbiamo già visto contro i nordici europei, perché non può essere replicato contro i nordici americani?
Diamo in ogni caso un paio di cifre: la Nazionale dalla foglia d’acero vanta 48 medaglie mondiali, di cui 26 ori, 13 argenti e 9 bronzi. Qui in Danimarca ha vinto 6 partite su 8; ha segnato 37 reti, subendone 15; ed è composta, ovviamente, soltanto da giocatori della NHL (fa eccezione il 18enne Michael DiPietro, terzo portiere mai impiegato nel torneo). Malgrado l’età media di 23,3 anni, i canadesi, presi tutti insieme, hanno nelle gambe la bellezza di 7'697 partite nel massimo campionato nordamericano, contro le 1'748 di Niederreiter, Josi e compagnia.
Connor McDavid (5 gol/11 assist), capitano 21enne, è certamente il giocatore simbolo della compagine guidata da Bill Peters, con la sua velocità e la sua imprevedibilità che fanno ammattire le difese avversarie. Ma non è l’unico: in generale l’attacco è il punto di forza della squadra con giocatori del calibro di Ryan Nugent-Hopkins (5/3), Matthew Barzal (0/7), Ryan O’Reilly (4/0) e ancora Bo Horvat (2/3). In difesa però i canadesi qualcosa concedono: lo ha scoperto la Finlandia nel girone con il successo per 5-1, e lo ha confermato la Russia nel quarto di finale, perso solo all’overtime dopo aver segnato 4 reti. Alla Svizzera il compito di trasformare questa coincidenza in una prova indiziaria.
Il servizio con Patrick Fischer (Rete Uno Sport 19.05.2018, 08h00)
RSI Sport 19.05.2018, 10:14
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Il servizio con Sandy Jeannin (Rete Uno Sport 19.05.2018, 12h30)
RSI Sport 19.05.2018, 15:03
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