“Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia”, scriveva Italo Svevo attraverso le riflessioni del tormentato Zeno Cosini. Insomma, il pianto non testimonierebbe solo una sofferenza immediata, ma affonderebbe le proprie radici in profondità, riportando alla luce le sagome di momenti passati, eterei nel presente ma sempre vividi nel cuore. In quest’ottica, le lacrime degli eroi risultano speciali; espressione di percorsi, istanti che sentiamo in qualche modo nostri, perché con loro li abbiamo vissuti. Un raro momento in cui il Cielo sembra essere più vicino e queste figure un po’ più umane. Nella vita, così come nello sport.
Il Mondiale nordamericano non è (stato) solo il più grande della storia, ma anche il capolinea per alcune delle stelle più brillanti del firmamento calcistico moderno. Modric, Neuer, Neymar e Ronaldo hanno fatto sognare più di una generazione, facendoci credere che, a differenza nostra, fossero invincibili. Perché gli eroi o trionfano o si rialzano, sempre. Eppure, il tempo è tiranno e non concede sconti. Uno dopo l’altro, anche i nostri idoli sono caduti, pestandosi i piedi in un ultimo ballo che avremmo voluto e pensato diverso. La consapevolezza che, dopo tante battaglie, tra quattro anni loro non ci saranno si è fatta violentemente spazio. E al fischio finale, questa volta, a brillare non sono state le stelle, ma fiumi di lacrime salate. Anche gli eroi possono piangerle, in attesa che si trasformino in dolci ricordi.

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Mondiali, highlights di Portogallo-Croazia (LA2 Sport Live 03.07.2026, 01h00)
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Rete Uno Sport 07.07.2026, 09:30
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