La squadra messicana aveva iniziato il Mondiale con poche aspettative. Poi sono arrivate le vittorie, che hanno trasformato l’entusiasmo in una vera e propria frenesia, culminata in festeggiamenti oceanici nelle strade. Il 1° luglio, dopo la vittoria contro l’Ecuador, 1,4 milioni di persone si sono radunate all’Ángel de la Independencia, la rotonda nel cuore della città dove è tradizione celebrare i successi. È stato il raduno più numeroso mai registrato nella capitale. I maxi-schermi installati per seguire la partita hanno richiamato la folla ben prima del fischio d’inizio. Senza un piano di gestione degli accessi, quattro persone sono morte, tre per asfissia, una quarta in ospedale dopo essere stata ricoverata con una crisi epilettica e un’emorragia interna. Per questo, per la partita di ieri sera si sono introdotti limiti agli accessi ed è intervenuta la polizia federale. Ma questa volta non c’era nulla da festeggiare. Dopo la sconfitta, i tifosi si sono ritirati e la città è tornata al silenzio.
Da oggi il Mondiale continua altrove. Il Messico torna alla normalità e traccia un primo bilancio.
Le proteste non si sono fermate, la sicurezza al centro del dibattito
Le proteste, intensificatesi prima del Mondiale e proseguite durante il torneo, hanno riportato al centro i problemi che continuano a segnare il Paese. Tra questi, la presenza costante dei familiari dei desaparecidos e dei collettivi delle madri delle vittime di sparizione forzata, che hanno ricordato una realtà quotidiana. Almeno 130’000 persone risultano scomparse, senza che se ne conosca la sorte e senza che ritrovarle, vive o morte, rappresenti una priorità politica. Una realtà in gran parte legata all’azione del crimine organizzato, infiltrato in molti aspetti della vita del Paese. E il Mondiale non ha fatto eccezione.
Il tema della sicurezza è stato al centro del dibattito. Meno di quattro mesi prima dell’inaugurazione, un’operazione militare aveva portato all’uccisione del boss “El Mencho”, capo del Cartello Jalisco Nueva Generación, il più grande del Messico, provocando una prima ondata di violenza in oltre metà del Paese. Durante il Mondiale, però, la violenza è rimasta lontana dagli stadi e il paese è riuscito a recuperare l’immagine di destinazione sicura su cui puntava. Seppur passati in sordina, i crimini violenti sono continuati. Nello stato di Veracruz, nel sud, il cronista di nera Luis Ángel López Valdez è stato ucciso in un agguato, nonostante fosse sotto protezione. Pochi giorni prima era stata rapita la reporter Roxana Guzmán, che aveva ripreso in diretta alcuni criminali mentre sfondavano la porta della sua abitazione. I suoi resti sono stati ritrovati durante una retata in un ranch, con l’arresto di diversi sospetti, tra cui anche poliziotti. Nelle città che hanno ospitato il Mondiale si è registrata anche un’impennata dei crimini finanziari, come la clonazione di carte di credito e il riciclaggio di denaro, oltre allo spaccio di droga, molto più economica qui che negli Stati Uniti e in Europa, e la tratta di persone a scopo di prostituzione.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/Narcos-in-festa-i-Mondiali-valgono-milioni--3868154.html
In attesa degli studi sull’impatto economico, è già evidente che i cinque milioni di turisti previsti dalle stime ufficiali non si sono visti. Gli stadi erano pieni di messicani e, sebbene i visitatori internazionali siano arrivati, il loro numero è rimasto molto al di sotto delle aspettative. Quelle previsioni, però, hanno avuto effetti concreti. Davanti all’attesa di un afflusso così elevato è scattata la corsa a liberare appartamenti da destinare agli affitti brevi. Molti proprietari non hanno rinnovato i contratti, altri hanno lasciato temporaneamente le proprie case per trasferirsi da amici o fuori città, contando su guadagni elevati. Si è registrato anche un aumento degli sfratti illegali. Tutto questo ha creato un’offerta molto superiore alla domanda. A questo si aggiunge che durante un evento come il Mondiale molti visitatori abituali evitano di recarsi in città per non rimanere coinvolti nelle limitazioni legate alla manifestazione, si fermano congressi, eventi e parte del turismo tradizionale.
Con sole 13 partite giocate in casa, gli investimenti infrastrutturali sono stati limitati, ma non privi di polemiche. È stata inaugurata una zona pedonale sopraelevata di 1,8km, con giardini, fontane e spazi per i pedoni, ancora incompleta e dopo mesi di gravi disagi alla viabilità nella zona e un impatto negativo sulle attività commerciali. Presentata come progetto di riqualificazione urbana, solleva dubbi sulla manutenzione, sul rischio di degrado e sull’impatto già evidente sulle attività commerciali. Il costo è stato di circa 94 milioni di franchi.
Fa discutere anche la riverniciatura di ponti pedonali e barriere spartitraffico nel colore viola del partito Morena al governo. Nel caso dei divisori stradali, la scelta viola non rispetta le norme di sicurezza perché poco visibile di notte e devono ora essere ridipinte di giallo.
Alla fine il grande vincitore del Mondiale 2026 in Messico è stato il calcio, con una squadra sottostimata che ha regalato grandi emozioni. E quando un Paese diviso si è ritrovato allo stadio, all’Angel de la Independencia o nei ristoranti gridando il motto Si, se pudo! (Si, è stato possibile) ha fatto sperare che si potesse vincere molto di più di una partita di calcio.

RG 12.30 del 06.07.26: il reportage di Laura Daverio
RSI Info 06.07.2026, 12:55
Contenuto audio








