Ha un talento che non tutti gli allenatori possiedono: sa leggere le partite e cambiarle con le sostituzioni. Una qualità che, ancora una volta, Murat Yakin ha dimostrato in questo Mondiale, portando la Svizzera oltre la fase a gironi. “Muri” è anche un comunicatore raffinato. Non regala mai titoloni, evita le frasi a effetto, ma trasmette serenità. Smorza le polemiche, assorbe le critiche e le restituisce con un sorriso. Anche davanti alle domande più scomode riesce sempre a dribblare l’ostacolo. E pensare che da calciatore faceva il difensore, non il fantasista.
Adesso si gode il primo traguardo raggiunto. “Possiamo essere molto soddisfatti. Abbiamo chiuso il girone al primo posto. Dopo una partenza difficile contro il Qatar, la squadra è cresciuta durante il torneo”. La strada, però, è ancora lunga. La Svizzera ha incassato almeno un gol in tutte e tre le partite: un dato che non può essere ignorato. Per compiere il salto di qualità servirà maggiore solidità. Yakin lo sa bene. “Ora il livello si alza e sappiamo che, nei playoff, saranno i dettagli a fare la differenza. Anche noi dovremo alzare il nostro livello. Appena conosceremo il nostro avversario inizieremo subito a preparare la partita con i giocatori”.
Poi arrivano le questioni più delicate. In una Svizzera capace di vincere il girone, continua a sorprendere il caso Okafor. Dopo aver ricucito il rapporto con il commissario tecnico, l’attaccante del Leeds era rientrato in Nazionale forte di una buona stagione. Eppure non ha ancora giocato nemmeno un minuto. Yakin ha dato spazio praticamente a tutti, ma non all’ex Milan e Napoli. “Non esistono gerarchie ed è importante che tutti lo capiscano. Conta il momento di forma. Okafor rientrava da un infortunio e non aveva ritmo partita, né con il club né con la Nazionale. Ho tante alternative, osserviamo anche quello che succede durante gli allenamenti. Alla fine viene sempre prima la squadra del singolo”.
L’altro tema riguarda la fascia destra. Widmer sembrava il titolare designato, invece è partito dall’inizio soltanto una volta. All’esordio ha giocato Zakaria, nell’ultima sfida Jaquez. “Lavoriamo con scenari diversi e con caratteristiche differenti. Posso scegliere profili diversi a seconda dell’andamento della partita. Da questo punto di vista mi ritengo molto fortunato”.
E adesso? È il momento di alzare davvero l’asticella. Il primo obiettivo è stato raggiunto, ma questa Svizzera vuole continuare a crescere. Ai sedicesimi potrebbe trovare l’Algeria di Vladimir Petkovic: il passato che incrocia il presente. “Alla fine è indifferente chi affronteremo. Credo che siamo abbastanza forti per confrontarci con qualsiasi avversario. A livello personale, naturalmente, mi farebbe piacere ritrovare Petkovic. Sarebbe bello rivederlo anche in questa occasione”. L’ennesimo sorriso. Misurato, elegante, mai sopra le righe. Yakin non è uno che vive di slogan. Fin qui ha regalato equilibrio e risultati. Adesso la Svizzera spera che possa regalarle anche qualcosa di ancora più grande.

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