Rimonta incredibile
Rimonta incredibile (Keystone)

Un dominio figlio di una lunga rinascita

Per Ducati il titolo ottenuto da Bagnaia non è che l'apice di una stagione da record

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dall'inviato a Valencia Elias Bernasconi

Più forti delle etichette, più forti delle pressioni. Il titolo iridato conquistato da Pecco Bagnaia è sembrato sancire la chiusura di un cerchio apertosi, in casa Ducati, undici anni fa dopo la partenza di Casey Stoner.

L'ultimo pilota capace di trionfare nella classifica piloti in sella ad una Rossa era stato proprio il forte quanto introverso australiano, che nel 2007 aveva conquistato il titolo iridato passando alla storia come l'unico in grado di domare la moto di allora. Dalle ceneri di quello scorbutico ma mostruosamente potente mezzo, la Ducati ha avuto il merito di ricostruire e di plasmare una moto che ha, come suo deus ex machina, l'ingegner Luigi Dall'Igna, soffiato all'Aprilia nel 2014.

Dopo il fallimento dell'esperimento targato Valentino Rossi (2011-2012) e la delusione per un titolo solo sfiorato per tre anni consecutivi con Andrea Dovizioso nel triennio 2017-2019, quest'anno il marchio di Borgo Panigale è sembrato finalmente trovare la sua conformazione ottimale. Non solo vincendo il titolo con un Bagnaia capace di inanellare 7 successi, ma anche facendo registrare numeri da capogiro con l'insieme delle Ducati presenti in griglia: 12 vittorie totali, ben 32 podi conquistati (sempre almeno una Rossa sul podio da 26 gare consecutive), senza dimenticare le 16 pole stagionali che hanno permesso di eguagliare il record di sempre appartenente alla Honda (2011).

Il marchio italiano è stato inoltre in grado di invertire e stravolgere quelle che erano le "etichette" dei circuiti considerati storicamente meno favorevoli, estendendo così il territorio di caccia sostanzialmente all'intero calendario in attesa della risposta delle case giapponesi, ritrovatesi - troppo spesso, in questa stagione - nello scomodo quanto inusuale ruolo di attori non più protagonisti.

 

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