Lara Gut-Behrami a colloquio con papà Pauli durante la ricognizione del primo allenamento cronometrato di discesa
Lara Gut-Behrami a colloquio con papà Pauli durante la ricognizione del primo allenamento cronometrato di discesa (rsi.ch)

Due tuffi in picchiata per giocarsi le medaglie

Alla scoperta de La Roc de Fer, la pista dove si disputano le prove femminili

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dall'inviato a Méribel Luca Steens

La Roc de Fer era già stata protagonista alle Olimpiadi del 1992 per quanto riguarda le prove femminili, e lo sarà pure quest’anno, dopo 30 anni durante i quali ha visto passare saltuariamente la Coppa del Mondo. L’anno scorso aveva ospitato le prove tecniche delle finali sia in campo maschile che in quello femminile.

La libera donne parte a quota 2150m (il super G poco più sotto) e termina dopo 2,4km a 1465m, con una pendenza media del 27% e punte del 55%. Punte che si raggiungono nel budello tra la Bosse des anglais, Passage du Tunnel e La Traverse e poi nella picchiata finale verso l'arrivo. Due momenti nei quali guardare dall'alto verso il basso e decidere di lasciare andare gli sci richiede sicuramente un gran coraggio visto che se non è un tuffo nel vuoto poco ci manca. A livello tecnico sarà determinante gestire bene proprio le curve che seguono la Bosse des anglais, una delle parti dove le ragazze in ricognizione si sono soffermate di più per capire la linea da prendere.

Una prima ricognizione quella di martedì (che ha preceduto il primo allenamento cronometrato) durante la quale abbiamo seguito Lara Gut-Behrami, concentrata quando ripassava in solitaria il percorso e molto attenta ad assimilare tutti i consigli dei vari allenatori presenti nei punti cruciali, ma anche molto sorridente e rilassata.

 
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