dall'inviato a Vail Luca Steens
Mentre a Beaver Creek le ragazze si giocavano le medaglie del gigante, a Vail si disputava la gara di qualificazione per la prova maschile della stessa specialità. In gara ben 110 atleti di 48 paesi differenti, a darsi battaglia per uno dei 25 biglietti diretti per la gara iridata di venerdì o per essere il migliore della propria nazione, così da poter comunque esserci al via in partenza al fianco di Hirscher, Ligety e gli altri campioni.
Un variegato e variopinto mondo al quale i numerosi bambini delle scuole di Vail così come i parenti vari (i cileni quelli più scatenati) hanno fatto sentire il loro sostegno, fino all'ultimo a lanciarsi in gara, ovvero il giamaicano Michael Elliott Williams. Quest'ultimo con l'altro caraibico Jean-Pierre Roy e il solito messicano Hubertus von Hohenlohe sono stati i "patetici" nonni in gara alla ricerca dei riflettori, al di là delle varie buone cause che possano avere.
Attorno a loro un nugolo di ragazzini (in gara atleti a partire dal 1998) che hanno fatto la loro corsa, hanno salutato il pubblico e se ne sono andati senza show ma di sicuro con tempi migliori di questi tre. Perché se è vero che una trentina potevano essere turisti neppure tanto bravi della domenica, gli altri 80 sono comunque atleti veri.
A partire dallo sloveno Klemen Kosi, il vincitore, e Martin Vrablik, due che qualche punto in Coppa del Mondo lo hanno già intascato, ma che sono costretti per i loro punti FIS a passare da queste selezioni. Il ceco però la prende con filosofia: "Non partecipo così spesso alla CdM, quindi è normale che io sia qui. Per me è comunque un buon allenamento in vista della gara vera e propria. Non penso di sprecare troppe energie, non sono andato a tutta".
Le qualificazioni per il gigante U


