dall'inviato a Londra Stefano Ferrando
Basilea, novembre 2011: Kei Nishikori mette piede in campo per la finale e pensa "Non posso battere il mio mito". Londra, novembre 2014: sempre Nishikori annuncia "Sono qui per vincere e diventare, un giorno, numero 1". In tre anni sono cambiate tante cose ma non il risultato. Certo fra queste partite ci sono stati pure due successi del giapponese, Nishikori è diventato finalmente e meritatamente un top 10, il primo asiatico a giocare il torneo dei Maestri ma per sua sfortuna, e nostra fortuna, Roger Federer non ha smesso di essere Roger Federer, di migliorarsi e continuare ad essere il punto di riferimento del tennis moderno.
Con Nishikori ha in un colpo ipotecato la semifinale, raggiunto la vittoria numero 70 in stagione, la 180 contro un top 10 in carriera e rimesso un po' di pressione su Novak Djokovic. Il serbo è risultato devastante con l'impalpabile Cilic ed è più vicino di Federer a chiudere il 2014 da primo della classe. Più vicino certo ma atteso dal test Wawrinka: per Roger domani sarà una giornata di riposo attivo che prevede in ordine sparso un po' di relax in famiglia, un allenamento sotto lo sguardo della triade Edberg-Lüthi-Paganini, questo per tenere caldi i muscoli e ben vive le splendide sensazioni dei primi due match.
Il programma prevederà quindi un po' di tv e chissà che lo spirito di squadra, fondamentale a Lilla fra una settimana, non ci consegni una prima piccola ma significativa soddisfazione: a quel punto il dubbio potrebbe insinuarsi nella mente di Djokovic (difficile comunque vista la sua solidità) ma di sicuro a Bordeaux qualcuno, leggasi squadra francese di Davis in ritiro pre Finale, sentirebbe pressione e nervosismo crescere a dismisura. Certo perché parrà strano, e qualcuno non se ne sarà accorto, ma per la preziosa insalatiera si sta già giocando: sulla carta, nelle scelte dei capitani (oggi quelle di Clément che ha escluso Simon, ndr), nella testa dei giocatori e nella fantasia dei tifosi che vola lontano, laddove la scaramanzia ci impone di non andare.








