dall’inviato Marcello Ierace
L’Italia sembra scritta nel destino di Roger Federer. Almeno per la versione "Coppa Davis" del nostro campione. Proprio contro gli azzurri Claudio Mezzadri lo fece esordire il 2 aprile del 1999 in un match, peraltro vittorioso, contro Davide Sanguinetti. E ancora contro l’Italia, quindici anni dopo, il basilese si trova oggi a trascinare i rossocrociati verso l'apice della sua carriera in "Nazionale".
A King Roger si chiedeva un punto, il primo di questo duello di semifinale, ed è arrivato. Non è stato tanto semplice come ci si aspettava, ma alla fine il risultato parla a favore dell’elvetico con un 7-6 (7/5) 6-4 6-4 in 2h21. Un duello dunque inaspettatamente equilibrato, merito di un Simone Bolelli che a discapito del suo numero 76 nelle classifiche mondiali, sta dimostrando una forma smagliante dopo due grandi battaglie a Flushing Meadows (vinta contro Pospisil, persa contro Robredo), confermando anche una certa predilezione per le sfide che contano (quest’anno ha fatto pure un buon passaggio a Wimbledon, sfiorando gli ottavi dopo aver superato Kohlschreiber).
Dal canto suo il basilese è stato sostenuto dal servizio (soprattutto nel parziale d'apertura con un 80% di prime), come non sempre gli accade di recente, tenendo dunque a distanza l’avversario, il quale non ha di fatto mai avuto palle break, almeno finché lo stesso renano non ha trovato il punto fondamentale del match, quando ha strappato il servizio a Bolelli nel settimo gioco del secondo set. Il nastro ha poi regalato quel break nel terzo set (3o game) che ha di fatto messo la parola fine al match. Federer ha dunque sudato, ma non troppo. E questo nei weekend di Coppa Davis è cosa tutt'altro che marginale.
Le immagini di Federer-Bolelli (12.09.2014)








