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Rileggiamo la Divina Commedia

Nell'estate del 1965 la Radio della Svizzera italiana propose un viaggio nel più grande poema della letteratura italiana, attraverso le voci di tre guide d'eccezione: Giorgio Orelli, Guido Calgari e Renato Regli. Un documento storico e uno strumento di studio prezioso che a oltre mezzo secolo di distanza conserva intatto tutto il suo valore.

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Paradiso
Paradiso, canto I

Renato Regli legge e commenta il I canto del Paradiso. Nell'ultimo canto del Purgatorio la narrazione si era conclusa con la scena di Dante che ha appena portato a termine la definitiva purificazione nel fiume Eunoè, alla presenza di Matelda, Stazio e Beatrice. Da lì riprende la vicenda, ma ora il poeta è da solo insieme a Beatrice, e sul punto di iniziare l'ascesa al cielo. Il canto si divide in due parti: nella prima, Dante annuncia al lettore l'argomento della nuova cantica e invoca l'aiuto poetico di Apollo (è il proemio); nella seconda comincia la vera e propria narrazione, con la descrizione dell'ascesa verso la sfera celeste della Luna, e con la trattazione dei primi dubbi fisico-teologici. Il primo problema teologico trattato nella cantica è quello dell'ordine universale: tutte le realtà dell'universo sono ordinate secondo un disegno provvidenziale divino, che stabilisce per ognuna di esse un fine raggiungibile grazie a uno specifico istinto conferito dalla natura.

  • 25.03.2021
  • 14:07
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Paradiso, canto II

Renato Regli legge e commenta il II canto del Paradiso. Dante e la guida si muovono velocissimi e, mentre Beatrice fissa il sole, Dante a sua volta la contempla, sorprendendosi poi per il proprio arrivo nel primo cielo. La sua impressione è quella di essere avvolto in una nube, e il cielo della Luna è paragonato all'acqua che riceve un raggio di luce senza disunirsi. Il poeta non si spiega come due corpi possano compenetrarsi senza subire modificazioni e osserva che questo fenomeno dovrebbe suscitare, per analogia, il desiderio di comprendere come in Cristo poterono unirsi la natura umana e quella divina. In tal modo Beatrice espone a Dante anche la teoria dell'influenza dei cieli e delle intelligenze motrici che si manifestano nell'universo nel modo in cui l'anima comunica al corpo umano la propria virtù attraverso molteplici membra, conformate all'uso di facoltà diverse.

  • 25.03.2021
  • 14:08
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Paradiso, canto III

Renato Regli legge e commenta il III canto del Paradiso. Dopo le spiegazioni appena ricevute da Beatrice, Dante è attratto da una visione: vede molti volti indistinti pronti a parlare e credendo trattarsi di immagini riflesse situate alle sue spalle, si volge indietro. Dante si rivolge all'ombra più desiderosa di parlare e le chiede di rivelare il suo nome e la condizione delle anime che si trovano con lei. Dopo aver affermato che la carità che anima i beati permette loro di appagare il loro desiderio di beatitudine, l'anima dichiara di essere Piccarda Donati. Dante le chiede se le anime che si trovano nel cielo della Luna desiderino raggiungere una sfera più alta per contemplare Dio più da vicino, e l'anima risponde che tutti i beati sono assolutamente felici perché si uniformano alla volontà di Dio e in essa trovano pace. Finito il colloquio Piccarda si dilegua e Dante si rivolge a Beatrice.

  • 25.03.2021
  • 14:09
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Paradiso, canto IV

Renato Regli legge e commenta il IV canto del Paradiso. Il poeta è turbato da due dubbi. Se la buona volontà di osservare i voti persiste, Dante si chiede per quale motivo la violenza di chi ha impedito la soddisfazione del voto debba diminuire il merito. Beatrice spiega che tutti i beati hanno la loro sede nell'Empireo ma fruiscono diversamente della dolcezza della beatitudine secondo i propri meriti. Gli spiriti inadempienti ai voti sono scesi nel cielo della Luna per dare al poeta un segno sensibile del loro minor grado di beatitudine. Dante è ostacolato da un altro pensiero: sa che i beati non possono mentire però ha sentito da Piccarda che Costanza mantenne ferma la sua volontà di osservare i voti, mentre Beatrice ha affermato che questi spiriti in parte accondiscesero alla violenza. Questa apparente contraddizione è risolta da Beatrice con la distinzione fra volontà assoluta, che non acconsente mai al male, e volontà relativa, che cede, quando teme un male peggiore.

  • 25.03.2021
  • 14:10
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Paradiso, canto V

Renato Regli legge e commenta il V canto del Paradiso, dove Beatrice spiega che il dono più grande che Dio ha fatto all'uomo è il libero arbitrio; da ciò deriva la santità del voto perché in esso si fa sacrificio del dono supremo della libertà, e di conseguenza niente può risarcire un voto inadempiuto. La Chiesa, tuttavia, può concedere dispensa ai voti, per i quali sono necessarie due condizioni: la materia del voto stesso e il patto che si stringe con Dio. Quest'ultimo non si cancella se non con il completo adempimento. La materia del voto può essere commutata con il permesso della Chiesa e solo con un'offerta maggiore della precedente, anche se esistono materie la cui permutazione è impossibile; gli uomini non devono prendere i voti alla leggera e devono osservarli rettamente. Dopo questa spiegazione Beatrice guarda in alto e, insieme a Dante, raggiungono il cielo di Mercurio. Il poeta vede più di mille anime ed è colto dal desiderio di conoscerne la sorte.

  • 25.03.2021
  • 14:11
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Purgatorio
Purgatorio, canto I

Guido Calgari legge e commenta il I canto del Purgatorio. Dante e Virgilio abbandonano l'Inferno e approdano sulla spiaggia dell'Antipurgatorio di cui Catone l'Uticense è il custode. Tutto il canto gira attorno al tema principale della libertà morale; Catone, un pagano suicidatosi nel 46 a.C per non soccombere alla tirannide di Cesare, ne è l'emblema. La libertà morale, intesa come libero arbitrio, determina la salvezza dell'anima.

  • 25.03.2021
  • 13:34
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Purgatorio, canto II

Guido Calgari legge e commenta il II canto del Purgatorio. Dante e Virgilio si trovano nella parte bassa della montagna del Purgatorio, che comprende la spiaggia e la prima fascia. Qui i penitenti cominciano a espiare dovendo attendere un determinato periodo di tempo prima di poter salire alle vere cornici del Purgatorio dove purgare con pene fisiche i propri peccati. Mentre sono sulla riva del mare, davanti a loro vedono l'angelo di Dio, proveniente dalla foce del fiume Tevere, trasportare le anime fino alla spiaggia che, una volta sbarcate, si guardano attorno smarrite. Un'anima abbraccia Dante; si tratta del suo amico Casella, arrivato in Purgatorio per sua volontà dopo la morte. Interviene Catone rimproverando aspramente la pigrizia e la negligenza delle anime, le quali, così facendo, allontanano il momento della purificazione. Tornati in sé, tutti si affrettano a riprendere il cammino.

  • 25.03.2021
  • 13:35
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Purgatorio, canto III

Guido Calgari legge e commenta il III canto del Purgatorio. Dante e Virgilio giungono ai piedi del monte del Purgatorio e vedono che i costoni sono troppo ripidi per iniziare l'ascesa. Chiedono aiuto a un gruppo di anime, intimorite per la presenza di un vivo in quel luogo, che però fanno loro segno di precederli. Tra queste anime si fa riconoscere Manfredi, figlio di Federico II, finito in Purgatorio perché morto scomunicato ma tratto in salvo per essersi pentito dei suoi peccati. Per entrare nel Purgatorio bisogna prima rimanere fuori trenta volte il tempo di scomunica, che solo con le preghiere dei vivi in suffragio dei morti può accorciarsi.

  • 25.03.2021
  • 13:36
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Purgatorio, canto IV

Guido Calgari legge e commenta il IV canto del Purgatorio. Per spiegare come mai Dante non si accorge che il sole si è alzato, introduce il concetto di anima dotata di tre potenze: vegetativa, sensitiva e razionale. I due poeti giungono nel luogo in cui si apre lo stretto e ripidissimo passaggio per la salita al Purgatorio e iniziano l'ascesa. Durante una pausa per riprendere fiato, una voce interrompe il discorso tra Dante e Virgilio. È il liutaio fiorentino Belacqua che, insieme ad altre anime, aspetta di essere ammesso al di là della porta del Purgatorio dall'angelo guardiano.

  • 25.03.2021
  • 13:37
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Purgatorio, canto V

Guido Calgari legge e commenta il V canto del Purgatorio. Durante la salita, Dante e Virgilio incontrano una schiera di anime che cantano il Miserere: sono coloro che morirono di morte violenta, i quali pregano Dante di fermarsi a riconoscere qualcuno perché, tornato sulla terra, possa portare il loro ricordo ai vivi. Come i pigri del primo balzo, devono attendere nell'Antipurgatorio un tempo pari alla loro vita prima di salire a purificarsi sulle cornici del Purgatorio. Tra queste anime c'è Jacopo dei Cassero, Buonconte da Montefeltro e Pia de' Tolomei.

  • 25.03.2021
  • 13:38
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Inferno
Inferno, canto I

Giorgio Orelli legge e commenta il I canto dell'Inferno. La "Divina Commedia" si apre con la descrizione allegorica di una selva oscura. Attraverso lo smarrimento Dante allude alla corruzione morale della sua epoca che gli aveva fatto perdere la razionalità e la "devozione genuina" verso Dio. Quando spera di poter salire sulla cima di un colle e rivedere la luce del sole, il cammino gli è sbarrato da tre fiere rappresentazione figurata di tre aspetti corrotti del Trecento: la lonza, associata al peccato della lussuria e alla città di Firenze, il leone, sinonimo di superbia collegato al regno di Francia, e la lupa, legata al peccato dell'avarizia e alla curia papale. Gli appare Virgilio, il suo modello di poeta, che lo invita a seguire un'altra strada: occorre attraversare il regno degli inferi, e poi il Purgatorio; solo in seguito Dante potrà ascendere al Paradiso, dove Virgilio, non essendo stato battezzato, dovrà lasciarlo ad un'altra guida.

  • 25.03.2021
  • 13:00
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Inferno, canto II

Giorgio Orelli legge e commenta il II canto dell'Inferno. Dante, uscito dalla selva del peccato, inizia l’ascesa del colle all'alba. In questo canto Dante viene assalito dai dubbi, si chiede quale sia il suo merito per essere stato prescelto a visitare da vivo il regno dei morti. Cita Enea e San Paolo, gli unici soli essere viventi scesi nell'oltretomba in carne ed ossa. Per contrastare lo spirito offuscato dai dubbi di Dante, Virgilio gli risponde che la sua salvezza sta a cuore a tre donne beate. Qui cita Beatrice, e l’animo di Dante si illumina nuovamente.

  • 25.03.2021
  • 13:01
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Inferno, canto III

Giorgio Orelli legge e commenta il III canto dell'Inferno. Virgilio e Dante si trovano di fronte alla porta dell'inferno, che nella parte superiore porta incisa la famosa scritta conclusa con la sentenza "Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate". L'anticamera dell'inferno accoglie gli ignavi, coloro che vissero senza prendere mai una posizione, né buona né cattiva, inutili a sé stessi ed alla società. Tra le anime Dante riesce a vedere quella di Celestino V, colui che per vigliaccheria aveva ceduto alla carica papale lasciando il posto a Bonifacio VIII, che il poeta ritiene responsabile del male di Firenze e del suo esilio. Dante guarda poi sul fiume Acheronte l'immensa schiera di anime pronte ad essere traghettate sull'altra sponda da Caronte.

  • 25.03.2021
  • 13:02
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Inferno, canto IV

Giorgio Orelli legge e commenta il IV canto dell'Inferno, dove Dante si risveglia nel Limbo: il luogo in cui stanno i non battezzati privi di colpe. Virgilio lo conduce in uno spazio luminoso, dove c’è un castello circondato da sette cerchia di mura e da un fiumicello. In questo luogo ci sono Orazio, Ovidio e Lucano che lo salutano. In un prato verde all'interno delle mura sono radunati gli “spiriti magni”, tra cui troviamo Enea, Ettore, Cesare, Aristotele, Platone e Cicerone. La particolarità di questo canto è che la regola del contrappasso non è definita con una pena vera e propria: i condannati non devono scontare una pena fisica ma contemplare Dio e l’eterna privazione della speranza di poterlo vedere un giorno.

  • 25.03.2021
  • 13:03
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Inferno, canto V

Giorgio Orelli legge e commenta il V canto dell'Inferno. Ci troviamo nel secondo cerchio, luogo di condanna per i lussuriosi, uomini e donne che hanno anteposto al dovere il proprio piacere personale. Il giudice all'entrata, colui che decide la gravità del peccato, è personificato da Minosse stesso, personaggio degli scritti di Virgilio. I peccatori sono travolti da una bufera violentissima da cui non possono sottrarsi, come in vita non riuscirono a controllare la loro passione. Tra i condannati il poeta riconosce Elena, Paride, Cleopatra e Tristano. L'episodio centrale è però dettato da Paolo e Francesca, gli amanti per assoluto, capaci di volersi bene anche in un luogo terribile come l'Inferno.

  • 25.03.2021
  • 13:04
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