“Par che già a cinque anni allineasse i fratellini per fare loro da maestra”1. Questo il ritratto che i periodici ci lasciano di Ines Bolla: di una donna che aveva trovato nell’insegnamento non una carriera, ma una vera e propria vocazione. Fin dagli esordi della sua lunga carriera di docente e dirigente scolastica, Bolla dimostrò di aver compreso l’incommensurabile valore dell’istruzione femminile, e per tutta la vita si impegnò a migliorarla e a renderla accessibile alle giovani donne.

Di animata fede cattolica, Bolla fu tuttavia una donna dalle vedute aperte e accoglienti, attenta alle diversità individuali e sempre al passo con i tempi. Il suo percorso scolastico superiore ebbe inizio presso l’istituto femminile laico Romeo Manzoni e proseguì alla Scuola Normale di Locarno, dove gli ottimi voti le permisero non solo di abilitarsi come maestra, nel 1904, ma anche di accedere all’insegnamento alla Scuola Maggiore. Dal 1907 entrò a far parte del corpo docente della Scuola professionale femminile di Lugano, dove insegnò francese, storia e geografia; nel 1919 fu nominata direttrice, incarico che mantenne fino al 1951. Iva Cantoreggi, sua ex allieva, la descrisse come una direttrice vicina alle studenti, di valori fermi ma di indole tollerante, tanto umana e generosa nell’insegnamento quanto determinata a formare la nuova generazione di giovani donne, future mogli, madri e lavoratrici, attraverso un’istruzione paragonabile a quella offerta da altri istituti2. Infatti, durante la sua lunga carriera, Bolla si impegnò costantemente per migliorare l’offerta educativa e per elevare il livello di istruzione delle giovani donne.


Oltre al valore dell’educazione, Bolla rivendicò sempre anche l’importanza del lavoro femminile, soprattutto quello rurale. In occasione della SAFFA di Berna del 1928, nella quale detenne un ruolo determinante per la partecipazione del Ticino, Bolla collaborò alla realizzazione del documentario L’attività femminile nell’agricoltura ticinese del cineasta Armin Berner, che portava sul grande schermo la dura vita delle contadine delle valli ticinesi. Il film destò l’indignazione di un commentatore del Corriere del Ticino, che condannò sia l’esposizione della parte più “primitiva” e “miserabile” della vita nelle valli che la scelta di mostrarla a Berna, definita “indecorosa” per l’immagine del Cantone. Bolla rispose con un articolo dai toni tanto colti quanto incendiari, difendendo la dignità del lavoro di campo svolto dalle donne e ricordando al Catone che è molto più vergognoso cercare di nascondere la realtà piuttosto che mostrarla per ciò che è3. Per Ines Bolla, il riconoscimento del lavoro rurale e l’accesso all’istruzione per le contadine furono missioni importanti che sostenne in diversi modi, per esempio esprimendosi a favore della costruzione di una scuola per massaie rurali di pari livello della scuola agricola maschile.

Bolla fu molto attiva anche nell’ambito sociale, aderendo a vari consigli dedicati agli asili, come il comitato delle patronesse del Nido d’Infanzia, di cui fu presidente per undici anni (1929-1940), e in quello culturale, partecipando al Circolo ticinese di cultura e al Circolo di lingua francese. Soprattutto, fu fondatrice e presidente della sezione del Lyceum Club per la Svizzera italiana nel 1939, seguendo l’esempio delle colleghe d’oltralpe nel creare uno spazio tutto al femminile per la condivisione culturale. Promosse inoltre i contatti con le associazioni femminili della Confederazione al fine di creare una rete di solidarietà volta all’emancipazione femminile, altro tema che la interessò direttamente. Collaborò infatti con Le Mouvement féministe, periodico dell’Alleanza delle Società Femminili Svizzere, e nel 1945 fu nominata presidente del Comitato ticinese per il voto alle donne.
Deceduta nel 1953, Ines Bolla visse in un tempo in cui l’opinione pubblica resisteva ancora fermamente al suffragio femminile e la piena integrazione della donna nella società; attraverso il suo instancabile impegno, essa contribuì non solo a formare una generazione di giovani donne istruite ma anche a ricostruire in loro una coscienza del valore sia del proprio lavoro che della propria educazione.
1 ‘Sulle orme di Pestalozzi’, Gazzetta Ticinese, 18.11.1944.
2 ‘Ines Bolla, nell’insegnamento, nella vita’. Illustrazione Ticinese, 11.03.1950.
3 ‘Miseria materiale e miserie spirituali’. Gazzetta Ticinese, 06.12.1928. L’articolo riporta anche le citazioni del trafiletto offensivo del Corriere.






