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Irma Giudici-Russo

Biografia

  • 13.08.1899, 19:02
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  • Irma Giudici Russo. Irma Giudici-Russo. Dipinti e sculture, Silvana Editoriale, 1992. Archivi Riuniti Donne Ticino (ADT), Fondo fotografico.
Di: Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino 

Pittrice e scultrice di spicco del panorama ticinese, Irma Giudici-Russo fu colta dalla passione artistica da giovane, quando passava ore a sfogliare i libri d’arte della biblioteca del liceo, costruendo autonomamente le basi della sua cultura artistica. Le prime sperimentazioni con l’acquarello iniziarono poco dopo, e da allora non abbandonò mai la sua vocazione per l’arte, a cui si dedicava nei momenti liberi che il lavoro le concedeva.

Infatti, la carriera artistica di Giudici si sviluppò tenacemente in parallelo alla sua attività principale di insegnante, che esercitò dal conseguimento della licenza nel 1919 fino al pensionamento quarant’anni dopo, passando ben trentasei anni alle scuole maggiori di Chiasso. Il pennello e la tela le offrivano compagnia alle prime luci del giorno e nelle pause tra una lezione e l’altra, attimi che si ritagliava per dare sfogo alla sua vera passione. La mancanza di mezzi e la precarietà, che lei stessa definì come aspetti erroneamente idealizzati della vita dell’artista1, rappresentarono ostacoli che non le permisero di dedicarsi alla pittura a tempo pieno; così, ogni momento libero diveniva attimo preziosissimo per studiare, apprendere la tecnica e dipingere.

Guidata da vari maestri, tra cui Francesco Chiesa, Innocente Cantinotti e Achille Beltrame, con i quali studiò storia dell’arte, pittura e disegno, Giudici apprese le tecniche del dipinto e iniziò a conoscere la scena artistica del Ticino e della Lombardia. Grazie a Beltrame divenne socia del Circolo degli acquarellisti lombardi, e nel 1924-25 presentò le sue opere alla Mostra del ritratto femminile contemporaneo a Monza, la sua prima esposizione collettiva. Il realismo e l’intensità dei ritratti di volti femminili, copie di soggetti familiari come la madre, la nonna e perfino le sue allieve, le valsero una certa notorietà nei circoli artistici attorno ai quali gravitava.

Il periodo tra il 1932 e il 1941 fu segnato da una fervida attività artistica e ricompensata da una serie di importanti riconoscimenti. Giudici espose le sue opere in almeno una mostra all’anno tra Ticino e Nord Italia e vinse premi prestigiosi quali il Premio Durini per l’acquarello (1934), la medaglia d’oro del Comitato Provinciale dell’Economia di Como (1935), il Premio del Consolato di Lugano (1938) e la medaglia d’oro del Ministero dell’educazione nazionale (1939). Il 1935 fu anche l’anno della sua prima mostra personale, esposta al Circolo di Cultura di Lugano, a cui seguì un’altra esposizione nel 1952 al Circolo della Cultura di Chiasso, unitamente alla pittrice Anita Nespoli.

Nonostante i numerosi riconoscimenti alla sua pittura, dal 1945 la sua carriera artistica prese una nuova svolta. Il prematuro decesso del marito segnò l’inizio di un periodo di ancor maggiore fervore in cui la pittrice abbandonò l’acquarello per dedicarsi alla scultura, arte nuova nella quale si specializzò attraverso delle residenze artistiche con Remo Rossi a Locarno e Giacomo Manzù a Milano. In quei mesi di totale immersione nell’arte, per i quali ottenne, non senza difficoltà, dei congedi dalla scuola, Giudici lavorò duramente per acquisire le conoscenze tecniche necessarie per destreggiarsi in questa nuova disciplina, nella quale, secondo il pittore Gino Macconi, raggiunse “la maturità più piena”2. L’artista ricercava le strutture essenziali che formano la figura; come lei stessa scrisse, “nella scultura, la ricerca delle grandi linee che corrono, che non si inceppano, fu sempre il mio pensiero dominante. Una scultura dove non esista questa fluidità di linee non è nemmeno una scultura: è soltanto roba”3. Tra il 1949 e il 1962 le sue sculture furono esposte in varie mostre collettive, tra cui la sezione artistica della SAFFA del 1958, e in alcune mostre personali nei decenni successivi.

Giudici fu un’amante dell’arte classica e rinascimentale, dall’armonia matematica della scultura greca alla tecnica pittorica del rinascimento del nord, dai fiamminghi ad Albrecht Dührer e Hans Holbein4. E rinascimentale fu anche, in parte, la sua visione dell’arte come perfetta imitazione della natura più che come astrazione, come studio esatto e metodico delle figure, dell’essere umano, riproduzione esatta di una realtà tangibile che è frutto di un’intensa ispirazione paragonabile al furor poetico. Ad oggi, le sue opere, tra pitture, sculture e vari nudi femminili, si trovano conservate tra collezioni private e pubbliche in Svizzera, Italia e Belgio. Nel 2024, alcune di queste opere furono esposte alla Pinacoteca Züst come parte della mostra “Sylvia Galli (1919-1943) e le artiste del suo tempo”.

1Giudici Russo, Irma. ‘Cinquant’anni di pittura e scultura’. Irma Giudici Russo. Dipinti e sculture, a cura di Romolo Sartori, Silvana Editoriale, 1992, p. 14. 

2Ibid. 

3Giudici Russo, 1992:14. 

4Giudici Russo, 1992:15. 

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