Cinquant’anni fa – era il febbraio del 1976 – fu inaugurata nel castello di Beaulieu a Losanna la Collection de l’Art Brut.
Si trattò di un ritorno in Svizzera: art brut (arte grezza, nel senso di incolta e spontanea) è una definizione che il pittore francese Jean Dubuffet aveva coniato nel primo dopoguerra dopo un viaggio nel nostro Paese per definire le opere di persone prive di formazione artistica, talvolta emarginate o in cura psichiatrica.
Dubuffet aveva potuto apprezzarne alcune della collezione del medico Walter Morgenthaler, realizzate da artisti schizofrenici ricoverati a Waldau, Berna. Iniziò così a collezionare queste opere dal linguaggio figurativo peculiare.
Oltreoceano e ritorno
Rientrato a Parigi, creò prima il Foyer, poi la Compagnie de l’art brut. La collezione fu ampliata, esposta e divulgata. Negli anni 1950 permase negli Stati Uniti, poi rientrò in Europa e nel 1971 fu infine donata alla Città di Losanna, il cui municipio guidato dal futuro consigliere federale Georges-André Chevallaz si impegnò a tenerla viva, con acquisizioni e mostre temporanee.

Losanna – L'ingresso della Collection de l'art brut, inaugurata nel febbraio 1976.
La perla di Rovio
Mentre gli artisti estranei ai circuiti convenzionali cominciavano a godere di sempre maggiore attenzione, una troupe di “Tavolozza” – la prima trasmissione d’arte della TSI – incontrò in una tipica casa di nucleo ticinese una donna semplice e dal sorriso di fanciulla.
Angela Bagutti non viveva ai margini, né aveva un immaginario tutto suo, ma da autodidatta dipingeva sui muri del solaio con tozzi di carbone – e pochi accenni di colore – scene di vita di paese, soggetti religiosi e accenni di opere celebri.

Angela Bagutti, l'arte in solaio
RSI Archivi 03.06.1963, 16:59
Intervistata da Aldo Patocchi, curatore di “Tavolozza” e artista a sua volta, Angela riferiva che pur disegnando da sempre non era stata la più brava a scuola né aveva dipinto assiduamente fino ai 50 anni.





