Dossier

Arturo: 50 anni, 6 colori e tante avventure

Il 1. gennaio 1973 un gatto di nome Arturo fa il suo debutto nella trasmissione "Ghirigoro". Curioso e pasticcione, negli anni l’Arturo si affermerà come il personaggio simbolo dei nostri programmi per i più piccoli.

  • 14 December 2022, 11:13
  • ARCHIVI
000C141_0013c.jpg
Di: Olmo Giovannini

"Ghirigoro". È questo il titolo scelto nell'autunno del 1972 per la nuova trasmissione TSI dedicata ai bambini. Un "intreccio bizzarro", come dice il titolo, se pensiamo a una certa creatività scanzonata, ma con un obiettivo ben delineato, ovvero quello di divertire i più piccoli stimolando al contempo l'inventiva e proponendo loro temi variegati.

La prima sigla di Ghirigoro

Ghirigoro, 1. gennaio 1973

  • 01.01.1973
  • 15:46

In onda tutti i lunedì alle 18:30, con Mauro Regazzoni e Sandro Pedrazzetti ad alternarsi alla regia, "Ghirigoro" viene affidato a una coppia di conduttori inedita. Insieme ad Adriana Parola, già nota al piccolo pubblico per la conduzione di "Lavoricchio", vi è un personaggio tutto nuovo. Si chiama Arturo ed è un gatto bianco vestito di un lungo abito a strisce.

zoe8.jpg

Una striscia del fumetto "Arturo e Zoe"

Una nota curiosa: il nome deriva dal nomignolo con cui una collega degli autori chiamava affettuosamente il proprio compagno, prendendo a sua volta spunto da "Arturo e Zoe", celeberrima striscia creata nel 1938 da Ernie Bushmiller e pubblicata in italiano nel fumetto
Il monello. La trasmissione è strutturata a rubriche: il giardinaggio, la cucina, i giochi di una volta, la scoperta dei suoni e perfino un'introduzione alla pratica dello yoga per tutta la famiglia, prima di concludere con un disegno animato. L'Arturo costituisce l'elemento di collegamento, preparando di volta in volta le scenografie necessarie allo svolgimento dell'attività.

Giochiamo a "Vola l'asino"

Ghirigoro, 1. gennaio 1973

  • 01.01.1973
  • 15:49

La puntata inaugurale, registrata negli studi di Besso il 29 novembre del 1972, va in onda il primo giorno del 1973. Sebbene non siano state conservate puntate integrali, conosciamo la scaletta, che comprendeva, oltre a un episodio dell'animazione olandese "Pip e Zip", il primo inserto sui giochi di una volta, nella fattispecie su "Vola l'asino".

000A202_000009.JPG

Uno scatto dalla prima puntata di "Ghirigoro"

Interpretato da Fredi Schafroth, architetto d'interni, artista e – guarda un po’ – scenografo alla TSI, Arturo è stato concepito attorno a una caratteristica obbligata: Arturo non parla. Colui che lo anima è infatti persona introversa e si è perciò preferito caratterizzare il nuovo personaggio attraverso altre qualità. "Curioso, gentile, noioso... Ama moltissimo i giocattoli e i mezzi di locomozione. Monopattino, bicicletta, automobile sono per lui una vera passione." Così viene descritto nell'articolo di presentazione di "Ghirigoro" del settimanale Radiotivu in edicola il 30 dicembre 1972. Ed è proprio la curiosità la sua caratteristica più importante, che ne definisce non solo il carattere, ma il modo di relazionarsi con ciò che gli sta attorno.

Arturo collage disegni.jpg

Alcuni disegni – coloratissimi fin dagli inizi – inviati dai bambini alla TSI

L'Arturo interagisce con il mondo che lo circonda – persone, oggetti, animali – nella maniera spontanea, istintiva che è propria dei bambini. La marachella non è la finalità, bensì lo strumento con cui vivere un'esperienza nuova. Il bambino si identifica così in lui, lo sente come una figura vicina, di cui comprende e condivide, inconsciamente, l'istinto giocoso. Il tutto si svolge con una soglia di attenzione che si mantiene alta proprio grazie al fatto che la comunicazione non avviene tramite la parola, ma con la gestualità, la mimica. Non una radio illustrata quindi ma una forma d'intrattenimento attiva, più simile a un palcoscenico teatrale che a una fruizione televisiva classica, statica. Una scelta inizialmente obbligata si trasforma così in opportunità e si rivela una delle chiavi del successo, immediato e folgorante, che il personaggio riscuote. L'alchimia con Adriana è ideale e risponde a una riuscita suddivisione di ruoli. Non vi sono protagonisti o spalle, né tantomeno macchiette. Con un approccio forse involontariamente montessoriano, Adriana non veste i panni della maestrina che impartisce lezioni frontali e corregge gli errori con un rimprovero. L'attività viene mostrata con dolcezza e complicità e l'Arturo è libero di svolgerla liberamente e imparare facendo e, perché no, sbagliando.

La seconda sigla di Ghirigoro

Ghirigoro, 7 gennaio 1974

  • 07.01.1974
  • 15:46

Dopo una stagione trasmessa in bianco e nero, nel gennaio del 1974 "Ghirigoro" entra nella nuova era della TV a colori e per l’occasione si veste di una nuova sigla di cui l'Arturo è il protagonista assoluto, allestendo lo studio sulle note di Mon Oncle di Jacques Tati. I piccoli spettatori hanno così finalmente la conferma di quanto in fondo avevano sempre sospettato, come testimoniano i disegni inviati alla trasmissione fin dagli inizi: l'abito di Arturo è un'esplosione di colori in movimento, quasi a simboleggiare la novità tecnica appena introdotta. Sei colori (più il bianco) con cui continuare a vivere esperienze in una dimensione tutta nuova. Sì perché ora l'Arturo non è più vincolato al solo studio televisivo, ma si concede anche una serie di scappatelle alla scoperta del mondo là fuori, quello vero! È l’inizio di quelle che diventeranno un vero e proprio marchio di fabbrica del nostro gatto a strisce: "Le avventure dell'Arturo".

Arturo e la giraffa

Ghirigoro, 7 gennaio 1974

  • 07.01.1974
  • 11:09

A partire da una serie di episodi girati allo zoo di Rapperswil – il primo è "Arturo e la giraffa" del 7 gennaio – Arturo esplora, sperimenta, gioca, in ambienti reali e in situazioni più o meno convenzionali in cui, proprio come il Monsieur Hulot di Tati, sembra essere capitato per caso. Dal supermercato al cantiere, dagli sport sul ghiaccio ai lavori del contadino, dalle botteghe degli artigiani ai luoghi turistici, da solo o accompagnato dalla fedele Adriana, Arturo diventa sempre più elemento attivo del nostro quotidiano, accentuando ulteriormente quel senso di identificazione provato dai piccoli telespettatori.

000a250_000025[1].jpg

"Ghirigoro" a colori

Il 29 dicembre del 1975, dopo 3 anni di programmazione, va in onda l'ultima puntata di "Ghirigoro". Questo non significa però che lavoretti e scorribande di Arturo e Adriana spariscano definitivamente dai palinsesti, anzi. Non solo perché le repliche delle puntate sono pressoché costanti, ma soprattutto perché nel 1976 si svolgono le riprese di molti nuovi episodi.

Arturo e la spesa

Le nuove avventure dell'Arturo, 2 marzo 1977

  • 02.03.1977
  • 10:50

Il 5 gennaio del 1977 debuttano così "Le nuove avventure dell'Arturo" con l'episodio "Arturo e il pacco", per la regia – come per le avventure precedenti – di Fausto Sassi. Arturo, ormai "maturo" e famoso ben oltre i confini della Svizzera italiana, è pronto un contesto tutto suo. Le nuove avventure diventano una casella di palinsesto a sé stante all'interno della fascia serale per le famiglie. Si impone il tema musicale dell'Arturo, composto da Francesco Marchesi e Rodolfo Malacarne, che marca la breve ma efficace sigla di apertura e soprattutto accompagna gran parte dello svolgimento degli episodi attraverso pregevolissimi riarrangiamenti, a seconda del contesto e dell'atmosfera evocata dalle vicende.

Se la vena comica, di più puro intrattenimento, è più viva che mai, quella didattica è solo temporaneamente in sospeso, complice un progetto tutto nuovo. Adriana e Arturo traslocano in quella che diventa la nuova casa dei bambini della Svizzera italiana. È il 9 ottobre del 1978 e sui nostri teleschermi fa il suo debutto “Ciao Arturo”.

Ciao Arturo

4 dicembre 1978

  • 16.10.1978
  • 14:04

La componente educativa di "Ghirigoro" viene ulteriormente accentuata, senza per questo snaturare il personaggio. Se agli inizi di tanto in tanto l'Arturo faceva della parodia sulle attività didattiche che si trovava a svolgere, ora il suo rapporto con gli oggetti e le vicende si struttura in modo più adulto. Arturo insomma sta diventando grande, ma rimane fedele a se stesso facendo dell'approccio ludico e curioso la modalità prediletta con cui intraprendere un'esperienza nuova. L'apprendimento non è inculcato, vissuto come un processo obbligatorio, e il bambino viene solamente incoraggiato a pensare, immaginare, meravigliarsi. Se Adriana è da sempre una sorta di sorella maggiore dell'Arturo, quasi una mamma, lo zio Ottavio (Ottavio Fanfani), altra piacevole new-entry di "Ciao Arturo", diventa quella rassicurante figura paterna che forse mancava. Con la sua voce così particolare e avvolgente, incanta e rilassa raccontandoci fiabe e storielle.

0000885_0189b.jpg

Ospiti particolari sul set di "Ciao Arturo"

Con la stessa naturalezza con cui vennero ad abitare in quella casa, senza piagnistei e senza troppe spiegazioni, il 31 dicembre 1979, nella cinquantesima e ultima puntata di "Ciao Arturo", Adriana e Arturo si congedano dai bambini e partono per l'America. In una data che a posteriori sembra assumere particolare significato, con l'Arturo che rimane esclusiva del decennio che l'ha visto protagonista incontrastato dei nostri programmi per bambini, si chiude un'era. Un modo di voltare pagina naturale e apparentemente spiazzante nella sua repentinità, emblematico di una TV che, complice sì un atteggiamento ancora permeato del coraggio di chi di questo mestiere è stato fra i pionieri, ma anche una condizione quasi di monopolio, poteva permettersi di mettere fine a un personaggio popolarissimo per passare al progetto successivo (in questo caso "La bottega del signor Pietro", che vedrà la luce nel 1981). Traslocare dalla memoria dei bambini è però molto più difficile e l'Arturo, complici ancora una volta anche le repliche frequenti, continua a essere impresso nell'immaginario di tutti e a riscuotere successo, non solo alle nostre latitudini, ma perfino all'estero. Arturo infatti in America finisce per approdarci per davvero, con la televisione nazionale canadese che trasmette "Les aventures d'Arturo" dal 1986 al 1988 con ottimi riscontri. Un successo che porta la TSI a riesaminare il fenomeno "Arturo", che si concretizza in una riedizione.

Arturo, il ritorno di un amico

4 settembre 1989

  • 04.09.1989
  • 10:35

Le avventure originali vengono rimontate per renderle più dinamiche e adatte ai nuovi ritmi televisivi, si aggiungono delle piccole animazioni e una sigla cantata tutta nuova, e vengono girate delle nuove scene di raccordo tra un inserto e l’altro. Prende così forma "Arturo, il ritorno di un amico", in onda in 20 puntate dal 4 settembre 1989 al 29 gennaio 1990, che viene a sua volta proposto dalla TV canadese con tanto di canzone in inglese. Con l'inconfondibile vestito a righe, l'iconico trotinette con le ruote bianche, la comicità fisica e la sua proverbiale spontaneità, l'Arturo rappresenta il simbolo di un modo di fare TV probabilmente irripetibile ma che conserva inalterate tutte le sue qualità. Un personaggio iconico e famigliare capace di rivivere ogni qual volta genitori e nonni lo condividono con i piccoli di casa, e che incarna ancora oggi in maniera ideale il bambino curioso che c'è dentro ognuno di noi.

Fredi Schafroth, artista poliedrico

Il Quotidiano, 24 giugno 2005

  • 24.06.2005
  • 14:29

Adriana Parola, la mamma dell'Arturo e del Peo

Soggetti smarriti, 20 giugno 2015

  • 20.06.2015
  • 00:00

Ti potrebbe interessare