Dietro le quinte

Voci da un’Olimpiade: Intervista ad Aramis Dozio 

Il racconto dell’esperienza olimpica attraverso gli occhi di un telecronista RSI  

  • Oggi, 11:00
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Venerdì scorso hanno preso il via con la Cerimonia di Apertura, le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Insieme alle telecamere delle TV di tutto il mondo sono arrivati anche i relativi cronisti sportivi. Ma com’è la quotidianità di un telecronista sportivo? In questa intervista Aramis Dozio racconta la sua esperienza olimpica.  

Come si svolgono le tue giornate olimpiche?   

Durante i Giochi osservo una sorta di “rituale”: la sera, prima di andare a letto, guardo gli ultimi risultati o leggo qualche storia legata agli atleti, cercando di memorizzare tutto per usarlo durante la telecronaca. Preparo già anche i vestiti, che di solito non è mia abitudine. E prima di una gara vado sempre a ispezionare la pista e valutarne le condizioni. Ciò consente di comprendere meglio le possibili scelte degli atleti. 

Secondo te, cosa rende i Giochi Olimpici diversi dalle altre manifestazioni? 

Considero questi eventi come un privilegio perché ti trovi a contatto con tutto il mondo e con gli atleti. Incontrare le persone è utile anche per le telecronache, perché dalle conversazioni si ricavano delle informazioni utili per il commento. 

 La mia prima Olimpiade Invernale è stata nel ’98 a Nagano, in Giappone. Quando ci si allontana da Comano per vivere questi momenti, si amplia la propria visione del mondo. Bormio è leggermente diversa perché la frequentiamo regolarmente per la Coppa del Mondo di Sci, quindi è più familiare, ma rimangono comunque esperienze indelebili.  

Com’è il rapporto con gli atleti? 

Nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere diversi atleti e, incontrandoli regolarmente in pista, iniziano a riconoscerti e a rispettarti. Quando vedono la professionalità si stabilisce un rapporto di cordialità, rispetto e correttezza. È importante non essere invadente con loro, rispettare i loro orari e le indicazioni degli addetti stampa. Non è scritto da nessuna parte che in questo lavoro si debba essere amici degli atleti. È più facile esserlo con gli allenatori, con i quali ci si riesce a confrontare su diversi temi anche al di là delle competizioni.

Quali emozioni ti accompagnano mentre racconti le Olimpiadi? 

Ma sai, una volta che sono in cabina e metto le cuffie entro in un altro mondo, sono dentro la gara e sono completamente coinvolto: quando commento non mi sembra quasi di essere io! È come se fossi in pista e stessi sciando con gli atleti. Al termine della telecronaca sono molto affaticato perché sono ore di pura adrenalina, pur trovandomi in cabina a commentare le gesta altrui. Mi lascio completamente travolgere dalle emozioni che rimangono intense come il mio primo giorno.  

Qual è il tuo rapporto con le piste di Bormio? Ti piacciono?  

Il tracciato di Bormio è straordinario, costantemente ripido e caratterizzato da passaggi in contro pendenza, quindi si è sempre in movimento. È molto estenuante e presenta delle curve sfiancanti. È una pista completa ed è la più tecnica del circo bianco. E lo dico non solo da telecronista ma anche da sciatore e maestro di sci.  

Nel tuo lavoro hai modo di interagire con il pubblico?  

Diverse persone mi scrivono al termine della telecronaca. Dopo la gara mi concedo del tempo per rispondere alle loro domande. Ovviamente non posso dare il mio numero a chiunque, ma apprezzo molto il confronto con il pubblico e cerco sempre di dedicare del tempo a chi scrive via mail. Solitamente le persone non si aspettano una risposta e quando ne ricevono una sono sempre molto contente.  

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