fortepiano
Bourbon Street

Due orecchie, una bocca

Maria Schneider, Shabaka Hutchings, Shalosh e molto altro ancora

  • Ieri
  • 44 min
  • Corrado Antonini
  • Imago Images
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«Abbiamo due orecchie e una bocca, così possiamo ascoltare il doppio rispetto a quanto parliamo». La massima è del filosofo greco Epitteto, ma serve, oggi, alla direttrice d’orchestra Maria Schneider per introdurre una nuova composizione e un nuovo disco, American crow, vero e proprio appello per il ritorno al discorso civile negli Stati Uniti. Musica orchestrale di prim’ordine ad opera di una delle più originali compositrici jazz di oggi.

La necessità dell’ascolto sarà il tema portante di questa puntata di “Bourbon Street”. Vale per il disco di Maria Schneider ma vale anche per il disco Of the earth, in uscita a marzo, del sassofonista, flautista e produttore inglese Shabaka (Shabaka Hutchings), così come per un disco in duo, interamente improvvisato, del trombettista Theo Croker e del pianista Sullivan Fortner. Niente prove, nessuna composizione, nessuna aspettativa, solo il piacere di suonare assieme nel momento.

Il jazz non come confine di genere ma come atteggiamento, aperto, fisico e costantemente in movimento è anche quanto sta al centro del nuovo lavoro del trio israeliano Shalosh, What we are made of, dove elementi di musica rock, di musica classica e di canzone popolare coesistono in modo naturale senza attrito. Chiuderemo infine con l’esordio discografico del flautista e sassofonista californiano Aaron Shaw, uno dei più brillanti musicisti oggi attivi in ambito di musica jazz, hip-hop, rap, elettronica e sperimentale nell’area di Los Angeles.

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