Socrate
Socrate (iStock)

Il Simposio

Originale radiofonico e regia di Marco Colli

Da Domenica 14 marzo 2021 a domenica 4 aprile 2021 

Con: Antonio Ballerio (Apollodoro), Massimo Loreto (Socrate), Marco Cupellari (Pericle), Rocco Schira (Glauco), Michele Rezzonico (Aristodemo), Igor Horvat (Agatone), Mario Cei (Erissimaco), Massimiliano Zampetti (Menesseno), Riccardo Buffonini (Fedro) Matteo Carassini (Aristofane), Luca Maciacchini (Pausania)

E con Marco Cortesi, Diego Benzoni, Federico Caprara, Davide Gagliardi, Margherita Coldesina, Jasmine Laurenti
Musiche originali: Lamberto Macchi
Tecnico del suono: Yuri Ruspini
Produzione esecutiva: Sara Flaadt
Produzione: Francesca Giorzi (Prod. RSI 2020)

Trasmesso nel periodo natalizio nella versione a puntate di Colpo di scena, sempre convinti che sia più che mai importante parlare d’Amore, si ripropone alla domenica l’intensa immersione nel “Simposio” di Platone, narrato, spiegato e reso un avvincente film per le orecchie dalla profonda competenza e grande passione per la materia di Marco Colli.

 

In tutte le opere di Platone, tranne che nelle “Leggi”, compare la figura del Maestro. Il Maestro è Socrate, l’ultimo sapiente, colui che, grazie alla sua capacità maieutica, sa superare la sterile dialettica dei sofisti e sa condurre il ragionare filosofico suo e dei suoi interlocutori e compagni di strada, siano essi poeti, scienziati, politici, oppure artigiani, operai, marinai, sulla strada della ricerca del bello, che coincide con quella della ricerca del vero. È una nuova visione della realtà e del senso delle cose, di tutte le cose, quella che Socrate vuole inculcare nelle menti dei suoi giovani allievi. Il suo progetto è quello di costituire una società che sia l’incontro di uomini affini fra di loro, uomini eccellenti, uniti da una medesima qualità dell’anima. Il “Simposio”, opera della maturità che vuole definire in ogni aspetto l’azione di Eros, dio dell’amore, parla della bellezza, quella che al culmine dell’esperienza conoscitiva si manifesta come l’indicibile idea del bello. Il connettivo, ovvero l’atmosfera di questo ambiente, dove si coglie tutti insieme la frenesia di Dioniso, la dolcezza del vivere, è un’esperienza spogliata delle cose sensibili e divenuta esperienza solo interiore, un colore dell’estasi che è il bello in sé.

Socrate nasce nel 470 avanti Cristo, dieci anni dopo la definitiva sconfitta dei persiani che, sotto l’egida di Dario e poi di Serse, avvalendosi di giganteschi eserciti, avevano cercato in tutti i modi di sottomettere le Città-Stato greche guidate dalla democrazia ateniese e dall’aristocrazia guerriera spartana. Le campagne dell’Attica depredate per anni dai persiani, gli olivi, prima risorsa di Atene, abbattuti. Rimane in piedi un’imponente macchina militare costituita, soprattutto, dalla flotta. Ed è con questa che Pericle inaugura la sua politica di egemonia economica e militare. La riedificazione del Partenone, il grande tempio dedicato ad Atena, sull’acropoli, diventa il simbolo della rinascita. I commerci progrediscono, in città, accolti con le braccia aperte da Pericle, accorrono grandi personaggi: lo scultore Fidia, gli architetti Ictino e Callicrate, il filosofo Anassagora che nella sua grandiosa cosmologia riassume le esperienze ioniche ed eleatiche.

Socrate, cresciuto in questo clima, deve accettare nei fatti la lunga guerra fratricida contro Sparta, la morte di Pericle, il declino della democrazia ateniese ed il crollo della sua potenza, la sconfitta.

La sua lezione, che si manifesta, a differenza di quella dei sofisti, nei sempre rinnovati incontri informali, per strada, fra i banchi del mercato, negli scambi continui con il popolo della sua città, si avvale del dialogo, dello scambio continuo di domande e risposte. Socrate costruisce, un pezzo dietro l’altro, una verità pura e semplice, nuda e scarna, che si spoglia del superfluo per arrivare in profondità. Per nulla al mondo potrebbe tradire sé stesso, il suo modo di essere, la sua coerenza. Per questo, quando verrà ingiustamente accusato di corrompere i giovani, non si vorrà nemmeno difendere. Condannato a morte, in una città che ha perso il suo ruolo nella storia, accetterà senza fiatare il suo destino.

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