Jacques Dubochet (Keystone)

Ho inventato l’acqua fredda

di Barbara Camplani

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Incontro con il premio Nobel svizzero Jacques Dubochet

È la mattina del 4 ottobre 2017, quando la carriera e la vita di Jacques Dubochet (professore emerito dell’Università di Losanna nato ad Aigle, nel canton Vaud, nel 1942) cambiano radicalmente. Nella sua casa di Morges riceve la fatidica telefonata dell’Accademia reale di Svezia che gli annuncia l’assegnazione del premio Nobel per la chimica, per il suo fondamentale apporto alla crio-microscopia elettronica. A condividere con lui il prestigioso riconoscimento anche l’americano Joachim Frank e il britannico Richard Henderson.

“Di fatto, ho inventato l’acqua fredda”, scherzerà poi Dubochet. Le sue ricerche sono infatti riuscite a risolvere i problemi posti dalla microscopia elettronica, grazie alla creazione di uno strato di acqua molto freddo (non ghiacciato, ma vetrificato) attorno alle molecole analizzate al microscopio, in modo da proteggerne forma e struttura. Una scoperta che oggi sta avendo importanti ripercussioni del mondo scientifico e medico.

Incontrare Jacques Dubochet, però, non vuol dire soltanto ripercorrere il suo eccezionale iter accademico e scientifico, ma anche addentrarsi nel percorso umano di questo professore umile e schietto. Una storia che comincia con una diagnosi di dislessia infantile, prosegue con una passione sempre più forte per la scienza e per i telescopi, intelligentemente valorizzata da genitori e insegnanti, e che viene coronata dal riconoscimento scientifico più prestigioso, il Nobel, messo al servizio della collettività. Oggi Dubochet sfrutta infatti la sua visibilità per diffondere i valori per cui si impegna da una vita: l’ecologismo, il clima, la conoscenza come bene comune e la giustizia sociale.

Prima emissione giovedî 19 settembre 2019 

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