Di Maria Arnal Dimas, cantante, autrice, compositrice catalana, ci siamo già occupati in queste nostre Recensioni. Prima per l’album CLAMOR, realizzato nel 2021 insieme al chitarrista Marcel Bagés, a conclusione di una collaborazione che ha visto il duo esibirsi dal vivo con successo crescente per alcuni anni; poi, qualche mese fa, per la colonna sonora del film Polvo serán, premiata in vari festival del cinema. Ora, dopo un’anticipazione in concerto la scorsa estate, arriva il nuovo album AMA (tutte maiuscole, anche nei titoli delle singole canzoni), nel quale Arnal si assume per intero la responsabilità artistica, coinvolgendo un ristretto numero di collaboratori. Protagonista assoluta è la voce (come già nella colonna sonora di cui sopra), moltiplicata con strumenti informatici – in collaborazione con il Barcelona Supercomputing Center e l’Intelligent Instruments Lab di Reykjavík – per creare polifonie a volte intricate, altre volte ammorbidite dal richiamo al canto popolare. Un momento importante per la successiva carriera musicale di Arnal, del resto, era stato l’invito del suo docente di canto nella scuola di musica di Badalona a studiare le registrazioni che Alan Lomax aveva realizzato in Spagna negli anni Cinquanta: da lì, esercitandosi soprattutto sul repertorio della copla, Arnal ha costruito il suo stile, forte anche di un’intonazione esemplare. La moltiplicazione meccanica di voci, nella storia della popular music, ha poco meno di un’ottantina di anni, realizzata inizialmente con la sovraincisione (da Les Paul e Mary Ford), poi con la registrazione multitraccia (da Neil Sedaka fino a Taylor Swift), e anche con i campionatori, ma il caso di Maria Arnal è diverso. Si tratta di ricreare altre voci (ovvero, modelli vocali sintetici), a partire dalla voce naturale di Arnal, con gli strumenti dell’intelligenza artificiale: una risorsa che nei casi più volgari (ma ugualmente stupefacenti) permette di sostituire la voce di una registrazione con un’altra scelta a piacere, ma che nel caso di Arnal consente all’autrice di plasmare i propri strumenti (vocali, ma anche percussivi). In fondo, è quello che i compositori d’avanguardia hanno cercato di ottenere, dagli anni Cinquanta in poi. L’uso di questa tecnica conferisce all’album una notevole omogeneità di timbro e di stile, e in questo senso contrasta con l’ultima produzione dell’altra più famosa protagonista della scena catalana e iberica, l’eclettica Rosalía, la cui storia e la cui formazione corrono in parallelo con quelle di Maria Arnal.
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