José González è un musicista argentino-svedese, nato a Goteborg nel 1977 da genitori fuggiti dalla dittatura militare argentina. È cresciuto ascoltando le canzoni di protesta di Silvio Rodríguez, Victor Jara, e Mercedes Sosa, a cui da adolescente si è aggiunto l’hardcore punk, il reggae di Bob Marley e Michael Jackson. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla musica, studiava biochimica. La formazione scientifica è alla base del suo approccio pacato e razionale e della sua visione lucida sui problemi che minacciano la nostra sopravvivenza, di cui parla nelle sue canzoni.
All’esordio Veneer del 2003 sono seguiti altri quattro album; l’ultimo, Against The Dying Of The Light (City Slang), è uscito questa primavera: voce, chitarre spagnole e poco altro, José canta in inglese, svedese e spagnolo. Il titolo viene dalla poesia di Dylan Thomas Non andartene docile in quella buona notte, che recita:
«La vecchiaia dovrebbe ardere e infierire quando cade il giorno;
E infuriare contro il morire della luce».
A Perfect Storm è il brano di apertura: la tempesta è quella creata dal comportamento sconsiderato degli umani che hanno innalzato in modo vertiginoso la probabilità di non sopravvivere ai prossimi cento anni. L’ambiguità etica della tecnologia avanzata è il tema della canzone e del video che la accompagna. «Tutto sta nel trovare il modo di parlare di cose difficili, sapendo che il panico non è l’approccio migliore. Mi piacciono le discussioni civili quando si dissente, e trovare modi di collaborare per andare avant», dice José.
In due brani dell’album – For every dusk e Sheet – si percepisce l’eco dichiarata del desert blues maliano (Ali Farka Touré, Ballaké Sissoko, i Tinariwen, con cui José Gonzalez ha collaborato nell’ultimo disco Hoggar). Nel disco c’è una deliziosa ninna nanna dedicata al figlioletto e brani che parlano dell’oppressione delle donne, U/Rawls Slöja e Gymnasten.
Nonostante i temi di scottante attualità, Against The Dying of the Light è un disco “curativo”, che ispira serenità. José è felice nel suo angolo di mondo, ed è per questo forse che viene voglia di ascoltarlo a ripetizione e di assorbire il senso di calma consapevole e di pacatezza che trasmette.
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