"Beethoven: Kakadu variations - Trios Opp. 11 & 70 no. 2" di Trio Metamorphosi; Decca Italy (dettaglio copertina) (universalmusic.it)

La Recensione

di Anna Menichetti

Da lunedì 22 a venerdì 26 febbraio 2021

Settimana ricca di emozioni, le più disparate: attraversando il Novecento con le ultime propaggini del secolo precedente, si osserva il modificarsi del suono attraverso autori che non solo hanno lasciato traccia di sé ma che hanno introdotto il concetto filosofico della musica, nella struttura e nella forma.

Si inizia lunedì 22 febbraio con un connubio fascinosissimo di Ravel affiancato dal compositore italiano Mauro Montalbetti (Brescia 1969), notissimo, che si cimenta in un percorso parallelo tra scrittura raveliana, non a caso da Miroirs, e un gioco di specchi e frammenti luminosi in omaggio al grande basco.

Proseguiamo martedì 23 febbraio con pitture e suggestioni della grandissima Elena Bashkirova (già moglie di Gidon Kremer e poi seconda moglie di Daniel Barenboim), musa e artista sofisticata, che propone uno Dvořák poeta e pittore, una “necessità” a detta del grande maestro ceco più che ispirata, con la splendida op. 85.

Con Carlo Alessandro Landini, mercoledì 24 febbraio, ci avviciniamo al “pensiero” musicale: quel concetto inseguito dall'inizio di questa settimana, che trova poi nel Beethoven successivo, l'anima insita della complessità estetica del secolo XX: Landini interpretato dal grandissimo Massimiliano Damerini, esce dalla “forma”, insegue la “riflessione” e realizza una concezione della musica di translucida trascendenza.

Giovedì 25 febbraio approdiamo, dunque, a Beethoven. Al suo intento rigoroso ed ermeneutico della musica da ascoltare con la mente, della profondità intellettuale del suono, del mistero acustico irrisolto: il Trio Metamorphosi interpreta, come sempre con grande osservanza e virtuosismo, la splendida op. 121 a, e due Trii op. 11 e op. 70.

Concludiamo con i due violinisti Claudio Mondini e Anna Pecora che, anche in questo caso, accostano non certo arbitrariamente ma con sicuro piglio audace il Bartók delle danze transilvane e l'op.56 di un Prokofiev assorto, modale, etnico persino, nella sua concezione “nuova” e riflessiva della forma musicale.

Settimana d'intelletto, per un nuovo anno carico di aspettative!

 
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