"Lyric" di Stelios Petrakis, Buda Musique (copertina)
La Recensione

Lyra, tremila anni e non sentirli

Stelios Petrakis, “Lyric”

  • Oggi
  • 15 min
  • Giordano Montecchi
  • © budamusique.bandcamp.com
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Un album intitolato Lyric, può far pensare a cose diverse: canzoni? opera? testi poetici? Ma in questo caso, anche se l’associazione non è così immediata, Lyric affonda il suo senso nell’etimologia più antica, ossia la lyra, strumento ultramillenario, strumento-simbolo della grecia classica, e quindi lyric qui indica semplicemente ciò che ha a che fare con questo intramontabile strumento diffuso, in mille varietà in tutto il bacino del Mediterraneo.

Ma qui siamo in Grecia e il maestro lyristḗs che pubblica questo album per Buda Musique si chiama Stelios Petrakis.

Ma la Grecia è un posto speciale, idealmente significa anche agorà, il luogo del raduno, dell’incontro e per quanto riguarda l’arte dei suoni, fin dai tempi più remoti attraverso la Grecia e dalla Grecia è praticamente transitata e si è irradiata la quasi totalità della musica e dei relativi sistemi e teorie che ancora oggi, noi europei, colti o folklorici, arabi, rom, ebrei della diaspora, costituisce il fondamento delle tante pratiche musicali di forse un miliardo di persone. E dunque se Petrakis accoglie gli echi e gli strumenti della Turchia (peraltro endemici in Grecia), del Sud Italia, della Spagna, della Persia, dell’Armenia, non è tanto per proporre una “compilation” stile world music fuori tempo massimo, ma per quell’intrinseca familiarità che la lira e la Grecia hanno con una molteplicità di linguaggi.

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