Esiste un vasto repertorio di musiche rimaste “nascoste” al grande pubblico, che le ha potute apprezzare solo attraverso film, radio e televisione senza poterle possedere, poiché distribuite solo agli addetti ai lavori da etichette specializzate. Servono per “sonorizzare” immagini in movimento, programmi, rubriche e quant’altro necessita di suoni che creino l’atmosfera giusta. In gergo vengono identificate come library music e rappresentano un discreto affare per gli autori grazie ai diritti SIAE percepiti ogni volta che le loro musiche vengono mandate in onda, anche se in genere le reti commerciali stipulano con le case produttrici accordi forfetari che non vincolano al borderò. La library music italiana nasce nei tardi anni Cinquanta e vive il suo periodo d’oro fra i Sessanta e i Settanta, epoca in cui compositori come Piero Umiliani, Ennio Morricone e Piero Piccioni prestano la loro arte alla cosiddetta “musica applicata” dividendosi fra cinema, tv e pubblicità - così come negli stessi anni illustri registi realizzavano Caroselli. “Viaggio” (Far Out Recordings), il nuovo album di Nicola Conte, rende omaggio a un genere che da qualche anno ha acquisito lo statuto di culto per iniziati, alimentato da critici e musicisti come il dj, produttore e musicista barese. Nicola Conte è una figura di spicco nell’ambito di un underground sofisticato che si colloca agli antipodi di quel panorama caciarone e rivendicativo a cui fa riferimento la scena indie. Artista dagli orizzonti cosmopoliti e dalle mille collaborazioni (Cristina Zavalloni, Gianluca Petrella, Chiara Civello, Fabrizio Bosso, ecc.), Conte ha attraversato jazz, acid-jazz, lounge, bossa nova e colonne sonore con uno spessore culturale raro. In questo album il musicista si fa da parte per presentare dodici chicche firmate da grandi e negletti compositori come Amedeo Tommasi, Alessandro Alessandroni e Max Rocci in una compilation godibilissima che riporta in luce un capitolo importante di quella “storia segreta della musica italiana”, come ne scriveva Valerio Mattioli nel suo Superonda. E come ribadiscono con approccio scientifico i molti autori del recente Anonymous Sounds. Library Music and Screen Cultures in the 1960s and 1970s, che apre proprio con un’ampia analisi storica, musicologica e di mercato, dell’esperienza italiana.
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/703722




