La libertà di espressione in Bosnia Erzegovina

di Alessandro Bertellotti

È un paese estremamente frammentato quello che si reca alle urne per il rinnovo delle principali istituzioni nazionali. Il 2 ottobre si vota in Bosnia-Erzegovina, ma il paese sconta come mai prima in passato le divisioni interne e la mancanza di dialogo e confronto tra etnie. Il rischio di nuove azioni violente resta elevato, le minoranze all’interno del paese si sentono fortemente discriminate, chi può abbandona la nazione in cerca di migliori prospettive lavorative e di vita altrove. I problemi dei cittadini sembrano dimenticati dalla classe politica, e nelle istituzioni il complesso sistema di divisione dei poteri per etnie favorisce lo status quo, a scapito del rinnovamento e dell’innovazione. Quale ruolo occupano i mezzi di informazione nel mettere in evidenza la realtà? Nelle classifiche della libertà di stampa nei paesi europei, la Bosnia Erzegovina occupa le posizioni di coda, i pochi giornalisti indipendenti fanno fatica a lavorare, ed il controllo, diretto o indiretto, delle principali testate di informazione è tra gli obiettivi dei principali leader politici. La censura, dunque, che si percepisce chiaramente non solo nella stampa o sui mezzi di comunicazione elettronici ma anche in altre forme di espressione, come il cinema.

Con Azra Nuhefendic, scrittrice e giornalista del quotidiano di Sarajevo Oslobodjenje durante l’assedio della capitale della Bosnia Erzegovina (1992-1996), Jasmila Zbanic, regista bosniaca premiata come migliore regista europea, Aleksandar Trifunovic, direttore del quotidiano di informazione online Buka, Dario Novalic, presidente del consiglio di amministrazione del consiglio della stampa della Bosnia Erzegovina.