Nel XVII secolo l’imperatore cinese Kangxi definì Taiwan «un grumo di fango al di là del mare». Oggi per quel grumo di fango ci si prepara a combattere e morire perché, tra tutte le richieste che la Cina avanza sulla scena internazionale, la riunificazione con Taiwan sembra essere la sola senza margini di trattativa. Eppure per secoli la storia di quest’isola ribelle è stata largamente separata da quella della Cina; infatti Taiwan fu dapprima un possedimento coloniale olandese (dal 1623 al 1662), mentre tra il 1895 e la fine della Seconda guerra mondiale rimase sotto il controllo del Giappone. Solo nel 1949, con il crollo della Repubblica di Cina sul continente, l’isola divenne l’ultimo ridotto del Kuomintang, nel racconto di Francesca Congiu. A partire dalla Guerra di Corea, la sopravvivenza di Taiwan è dipesa dal sostegno americano e più ampiamente dal contesto internazionale della Guerra fredda. Mentre periodi di tensione si alternavano ad altri di relativa distensione, l’isola ha accresciuto a dismisura la sua importanza economica, come spiega Francesca Spigarelli. Oggi nuove forme di governo hanno preso il posto del Kuomintang e, dinanzi all’ostinazione della Cina nel voler riprendere questa provincia, gli abitanti ricercano nelle proprie radici storiche e indigene una diversa identità, secondo Simona Grano.
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