(Foto di Sabrina Faller)

Un cappello di paglia di Firenze...svizzero!

di Sabrina Faller

Non è solo il titolo di un'opera di Nino Rota e di una celebre canzone di Odoardo Spadaro: il cappello di paglia di Firenze è un simbolo, un'icona di stile, un segno distintivo di eleganza e giocosità. Per molto tempo è stato imprescindibile sia per donne che per uomini, perché non era accettabile, a livello sociale, uscire a capo scoperto. E la paglia di Firenze ha una caratteristica intrinseca che la rende unica al mondo, leggerissima e preziosa come un filo d'oro. Al punto che all'estero hanno cominciato a interessarsene inglesi e poi americani per l'acquisto, e svizzeri per la produzione e commercializzazione in loco. Così un gran numero di famiglie svizzere sono divenute fiorentine per potersi dedicare a questa attività tra Otto e Novecento. In questo reportage, realizzato al Circolo Svizzero di Firenze, grazie alla collaborazione della presidente Marianne Pizzi Strohmeyer, e a casa Weber, abbiamo raccolto le testimonianze di Roberto Lunardi, professore emerito di Storia dell'Arte all'Università di Firenze e fondatore del Museo della paglia e dell'intreccio "Domenico Michelacci" di Signa; Maria Emirena Tozzi, una delle maggiori esperte di cultura materiale nel campo delle fibre da intreccio e dei cappelli di paglia; Oliva Rucellai, autrice del volume "La paglia. Intrecci svizzeri a Firenze" (Polistampa, 2001) ; Gianni Weber, discendente della famiglia svizzera che fino alla fine degli anni '50 portò avanti l'industria del cappello di paglia di Firenze. E non mancano neppure le voci di Emanuela Paglia, che a Firenze nel maggio 2022 in occasione dell'83esimo Collegamento svizzero in Italia, ha curato la mostra Oro in paglia, e del giornalista David Tarallo, collaboratore della “Gazzetta Svizzera” e autore di libri sulla storia del Circolo Svizzero di Firenze.

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