Gli straccivendoli della storia

Come l’antropologia studiava e studia la diversità umana, di Alessandro Bertellotti

Dare dello “straccivendolo” a qualcuno può sembrare offensivo e irriguardoso, soprattutto se si tratta di uno studioso o di un ricercatore. Ma l’etichetta di “straccivendolo” riferito ad un antropologo è attribuita a due eminenti nomi di questa scienza, Claude Levi-Strauss e Clifford Geertz. È vero che l’antropologo e l’etnologo raccolgono i brandelli della storia e cercano di ricostruire l’umanità che sta nascosta dietro a quei pezzi, ma nel tempo questo campo di ricerca è diventato estremamente complesso e variegato, tanto da trovare difficoltà ad operare in una realtà circoscritta. Esperienze personali – anche degli antropologi – si fondono con il settore affrontato, tanto da rendere estremamente difficile, se non impossibile, una tipizzazione del lavoro dell’antropologo. Come muoversi allora in un campo di studi che non può certo essere standardizzato? E come è cambiato nel tempo l’insegnamento della disciplina in una realtà complessa e variegata come quella del XXI secolo?

A "Moby Dick" ne discutono il Prof. Riccardo Ciavolella, ricercatore CNRS presso l'Istituto Interdisciplinare di Antropologia della Contemporaneità (IIAC-LAIOS) dell'EHESS di Parigi, dove insegna Antropologia politica, la Prof.ssa Alice Bellagamba, docente di antropologia e culture e società dell’Africa all’Università Milano Bicocca, Prof. Marco Maggi, docente di letterature comparate e teoria della letteratura all’USI, Università della Svizzera italiana, Prof. Paolo Pagani, docente di antropologia filosofica all’Università di Venezia e Ferdinando Mirizzi, professore ordinario di Discipline demoetnoantropologiche e presidente della Società italiana di antropologia culturale.