Storia e discipline umanistiche: quo vadis?

di Clara Caverzasio e Brigitte Schwarz

Si torna a discutere della crisi che sta investendo le scienze umane e in particolare le discipline storiche: i domenicali d’Oltralpe hanno dato ampio rilievo a questa tendenza in atto e il dibattito ha animato recentemente i quotidiani italiani dopo la decisione di abolire la storia dall’esame di maturità con la motivazione che il numero di studenti orientati verso questa disciplina è troppo basso. Si tratta comunque di un trend internazionale visto che negli Stati Uniti a partire dalla grande crisi del 2008 si registra una diminuzione di studenti, che temono di non trovare un impiego, a favore di altre discipline scientifiche come la matematica, l’informatica e le scienze naturali. Soprattutto per quanto riguarda l’insegnamento della storia il tema non è nuovo e riemerge come un fiume carsico. Parlare oggi delle “stanchezze di Clio”, quarant’anni dopo la pubblicazione del libro dello storico Furio Diaz, assume tuttavia un significato profondamente diverso. Da un lato, infatti, appare evidente il largo consumo della storiografia, non solo sul mercato editoriale, ma sui mezzi di comunicazione di massa dall’altro lato ne appaiono anche evidenti le difficoltà: la storia viene ridotta nei programmi delle scuole mentre i test degli studenti rivelano una scarsa conoscenza della più elementare cronologia; la ricerca storica subisce tagli sia nei finanziamenti a progetti di indagine nazionali e internazionali, sia nelle istituzioni deputate a promuoverla; lo studio della storia attraversa, persino nei percorsi formativi delle università, una apparente deprofessionalizzazione in quei caratteri costitutivi che Marc Bloch riservava al “mestiere di storico”. C’è poi il ruolo della rete che tende ad appiattire la prospettiva storica ma che potrebbe offrire anche nuove opportunità. Ne discutono in studio la storica Simona Boscani Leoni, docente di storia moderna nelle Università di Berna e Losanna, Mauro Dell’Ambrogio, già segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione e la filosofa e saggista Lina Bertola.