Utopie realizzabili?

di Sonja Riva ed Emanuela Burgazzoli

In pandemia urge pensare a nuovi modelli di vita, ma anche a nuovi modelli collettivi che permettano di avere benefici individuali e sociali.

Urgono nuove comunità che coltivino utopie realizzabili. Un futuro che attivi anche i sogni e il connubio tra comunità natura, arte, architettura, ecosostenibilità economica circolare e condivisione. E la cultura può’ essere anche esperimento e scommessa per cambiare un territorio. Nella Svizzera italiana e non solo, sono sempre più numerosi gli esempi di esperienze culturali condivise tra varie realtà, da quelle associative a quelle istituzionali, da quelle museali, a quelle più estemporanee, che creano legami e sguardi nuovi sul territorio. Come sta accadendo a Rossa, piccolo villaggio alpino nel nord della Val Calanca, dove attraverso una visione di comunità collegata dal basso con i suoi abitanti, si sta creando nuova vita, contrastando lo spopolamento e realizzando un progetto culturale che includa architettura, arte, natura. Unendo storia locale alle esperienze di artisti internazionali che in valle vengono a realizzare delle opere, entrando profondamente in contatto con la comunità dei residenti. Una risposta concreta alla rivalorizzazione delle valli alpine periferiche, reinventando i luoghi, in modo ecologico e sostenibile, ed anche attraverso la scoperta della bellezza dell’arte e un nuovo utilizzo delle tecnologie Ne parliamo con l’architetto Davide Macullo la direttrice del museo della Val Leventina Diana Tenconi, il poeta e paesologo Franco Arminio, la guida culturale Chiara Besana, la responsabile dei progetti sul territorio dell’associazione Che Fare, Federica Vittori.