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Alfred Hitchcock: A portrait in Piano

L’omaggio pianistico di Matteo Monico e Giacomo Agosti

"Alfred Hitchcock: A portrait in Piano" di Matteo Monico, Da Vinci Classics (dettaglio di copertina)

Tra il 1955 e il 1964 nasce e si sviluppa uno dei più dirompenti e duraturi sodalizi artistici della storia del ‘900, quello che lega il registra britannico Alfred Hitchcock al compositore statunitense Bernard Herrmann. Le colonne sonore scritte dal musicista diventano parte integrante di film come Manie, Psycho, La donna che visse due volte, al punto da risultare inestricabilmente legate al successo di un immaginario assurto nel tempo a modello del thriller psicologico. Ciononostante, quella di Hermann è musica di sorprendente bellezza che riesce a vivere anche oltre lo schermo, come dimostra il disco del pianista Matteo Monico di recente pubblicato per le insegne di Da Vinci Classics con il titolo Alfred Hitchcock: A portrait in Piano. Frutto di un attento lavoro di selezione, scrittura e ricerca, l’album è il risultato di un progetto condiviso con Giacomo Agosti che, ai nostri microfoni, ne racconta genesi e visione artistica.

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