Il “fanciullo d’Europa”, come lo definivano i giornali dell’epoca, mettendolo al centro di un’attenzione mediatica spasmodica e ben interpretando il fascino che egli esercitava su chiunque, apparve dal nulla, il 26 maggio 1828 in una piazza di Norimberga. Pressoché incapace di parlare e di camminare, in grado solo di scrivere il suo nome: Kaspar Hauser. Venne adottato da un professore, a cui, appena riuscì a esprimersi, raccontò di essere stato segregato per sedici anni da un misterioso aguzzino. Le ipotesi sulle sue origini furono molteplici, quella che affascinò maggiormente i contemporanei (e continua ad affascinare anche oggi, duecento anni dopo) è legata alla possibilità che egli fosse il legittimo erede dei granduchi di Baden, fatto sparire alla nascita per oscure trame dinastiche. Certo, il topos del “principe mendicante” fa breccia facilmente nell’immaginario collettivo; ma a catalizzare l’attenzione, anche dei poeti e degli artisti, fu la connotazione da “enfant sauvage”, puro, innocente, non corrotto dalla società, che in Kaspar Hauser indubbiamente albergava. Oltre al mistero che egli continua a racchiudere in sé, non solo sulle sue origini, ma anche sulla sua morte, per un’altrettanto misteriosa ferita al petto. Su Kaspar Hauser si è scritto e raccontato moltissimo (rimane celebre il film di Herzog del 1974), ma stranamente non se ne era ancora fatto un romanzo per ragazzi. Ci ha pensato un autore italiano, Davide Morosinotto.
Il libro, uscito prima in Germania, arriva ora in Italia, da Mondadori, con il titolo Il mistero di Kaspar Hauser. Ne parleremo in questa puntata.
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