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Edizione critica

di Giorgio Appolonia

Si ha l'idea che un'opera lirica sia un pezzo da museo: qualcosa che è nato in un certo momento, che è stato collocato lì sulla scaffalatura e lì ci rimanga immoto finché qualcuno lo ripeschi per eseguirlo in teatro. Ebbene no: soprattutto prima delle edizioni a stampa, e quindi si parla di tutto il prima Verdi e il pima Wagner, un'opera veniva composta a pezzi, a fogli che poi finivano i raccoglitori che passavano di mano in mano, venivano copiati, magari metà sì e metà no. Questo per dire che di opere come "Il barbiere di Siviglia" di Rossini, per citarne una a caso, ne esistevano una gran quantità diverse fra loro. Per uno in più ciascun cantante poteva togliere e interpolare qualunque cosa a proprio piacimento. Affrontiamo questo discorso con Francesco Izzo, fra l'altro responsabile scientifico del Festival Verdi di Parma. Con lui tratteremo anche le versioni alternative in lingua straniera delle opere di Giuseppe Verdi con una debita quantità di esempi ed ascolti.

 

 

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