Dal 1° marzo 2026 il Teatro alla Scala presenta un nuovo Ring des Nibelungen di Richard Wagner, in una data dal forte valore simbolico: ricorrono infatti i 150 anni dalla prima esecuzione della Tetralogia a Bayreuth nel 1876 e il centenario della sua prima produzione scaligera nel 1926. Dopo la defezione di Christian Thielemann a poche settimane dal debutto della prima delle quattro opere, nell’ottobre del 2024, la direzione musicale è stata ed è condivisa da due interpreti, Simone Young e Alexander Soddy, il cui confronto è uno degli elementi di interesse di questo Ring, che schiera anche alcune delle voci wagneriane più significative di oggi: Michael Volle affronta l’intero ciclo nel ruolo di Wotan, Camilla Nylund è Brünnhilde e Klaus Florian Vogt interpreta Siegfried. La regia è affidata a David McVicar, non nuovo al Ring, che in questo ciclo scaligero ha scelto una narrazione chiara sgomberando il campo da tante letture simboliche, ideologiche o politiche dell’ultimo mezzo secolo. Il progetto ha preso avvio con Das Rheingold nell’ottobre 2024 e si conclude ora con Götterdämmerung, in scena dal 1° febbraio 2026. Paolo Borgonovo l’ha vista per noi e, partendo dall’esito finale, ci aiuterà a rileggere l’intera Tetralogia scaligera per chi vorrà vederla in scena quando sarà riproposta integralmente dal 1° marzo.
L’impegno produttivo della Scala è accompagnato da numerose iniziative collaterali, tra cui la mostra La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau, ospitata al Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026, un’occasione per riflettere sui problemi della messinscena del ciclo wagneriano, sui quali solleciteremo il curatore Giovanni Agosti. La puntata si chiuderà volando idealmente verso Malta da dove la regista Barbara Diana ci racconta di nuova produzione del Falstaff verdiano in un teatrino gioiello del Settecento in cerca di rilancio.
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