Per un curioso paradosso etimologico, i termini “tradizione” e “tradimento” derivano dallo stesso verbo latino “tràdere”, con il significato di “consegnare”, ma con esiti ben diversi se si consegna qualcuno (o qualcosa) a un fidato discepolo o a un infido nemico. Al netto di rari raffinati interventi critici ricostruttivi, una delle opere più rappresentate al mondo, “Carmen” di George Bizet, viene eseguita quasi sempre nella versione con i recitativi cantati composti da Ernest Guiraud dopo la morte dell’autore, e senza il suo permesso, per agevolarne la diffusione nei teatri dove non si era avvezzi all’alternanza di recitazione e di canto tipica dell’opéra comique. Non ebbe lo stesso destino la “Walkiria” di Richard Wagner, ma è vero che l’autore dichiarò di aver perso ogni interesse per quella sua opera dopo che si era “prostituita” (cit.) per essere rappresentata al di fuori di Bayreuth, in teatri inadatti e senza il diretto controllo del creatore. Quanto al primo caso, possiamo valutare l’efficacia della versione tradizionale (e traditrice?) di “Carmen” grazie alla produzione curata da Opera Lombardia, diretta da Sergio Alapont, con la regia di Stefano Vizioli: Sabrina Faller ha assistito alla recente rappresentazione presso il Teatro “Fraschini” di Pavia, il 15 gennaio scorso. Quanto al secondo, Gianluca Capuano, all’Opéra di Montecarlo (la prima è il 23 gennaio), promette di riportare il titolo alla sua virginale purezza ricorrendo agli strumenti originali e agli appunti lasciati dai contemporanei di Wagner, seppure con un’orchestra di proporzioni non precisamente wagneriane.
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