«Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell’opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l’aristocrazia, ma ne colse l’anima più inquieta.
La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l’allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un’epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell’ombra un’esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento.
Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l’evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l’Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio.
Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell’arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.
Al centro dell’inserto della settimana c’è un’altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l’avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.
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