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Estival Jazz e il tempo che cambia: festival, territorio e nuove sostenibilità

Dopo l’addio di Jacky Marti, una riflessione sul futuro delle grandi manifestazioni musicali tra identità, economia e pubblico

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  • Alessandro De Rosa
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Dopo 47 anni, Jacky Marti lascia la direzione artistica di Estival Jazz. Una notizia attesa, ma simbolicamente potente: si chiude un’epoca per uno dei festival più rappresentativi del territorio, nato come evento gratuito e diventato nel tempo un punto di riferimento internazionale.

La decisione della città di introdurre serate a pagamento segna un passaggio cruciale: non solo una scelta organizzativa, ma il riflesso di trasformazioni profonde che attraversano il sistema dei festival. Cambiano i modelli economici, mutano gli equilibri tra sponsor pubblici e privati, si ridefiniscono le aspettative del pubblico e il ruolo stesso della musica dal vivo nello spazio urbano.

La puntata prende avvio da questo snodo per interrogarsi sullo stato di salute delle manifestazioni storiche: quale impatto hanno oggi sul territorio? Sono ancora motori culturali e identitari o stanno diventando eventi sempre più fragili, costretti a rincorrere sostenibilità economica e visibilità?

Dal caso di Lugano, lo sguardo si allarga: i festival sono ancora luoghi di comunità o stanno cambiando natura? E cosa resta dell’idea originaria di accesso libero alla musica?

Tra memoria e trasformazione, la puntata riflette su cosa significhi oggi “fare festival”: non solo programmare artisti, ma costruire un equilibrio complesso tra cultura, economia e società. Perché ogni palco, oggi, racconta molto più della musica che ospita.

Alessandro De Rosa ne discute con Jacky Marti, ex direttore di Estival Jazz, ex radiofonico e Andrea Spinelli, giornalista del Quotidiano Nazionale.

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