Voi che sapete...

Quando (e se) la musica dice no

Un bilancio sull’efficacia della protesta artistica contro Trump

The Kennedy center

Alcuni mesi fa, negli Stati Uniti, il nome di Donald Trump è stato associato al Kennedy Center for the Performing Arts, storica istituzione pubblica della cultura americana. Una scelta simbolica che ha immediatamente suscitato reazioni nel mondo artistico.

Pochi giorni dopo l’annuncio, diversi musicisti e compagnie hanno deciso di dissociarsi, cancellando concerti e spettacoli già programmati. Tra loro anche jazzisti, richiamando una tradizione musicale storicamente legata alla libertà di espressione e al dissenso civile. Le proteste non si sono limitate a singoli casi, ma hanno dato vita a un dibattito acceso sul ruolo delle istituzioni culturali e sulla loro autonomia dal potere politico.

Nei mesi successivi, la vicenda è proseguita tra nuove defezioni, prese di posizione isolate e molti silenzi, restituendo l’immagine di una scena artistica divisa e prudente.

La puntata di “Voi che sapete” parte da questo episodio per allargare lo sguardo: in un contesto globale sempre più polarizzato, perché oggi gli artisti sembrano intervenire meno rispetto a epoche come gli anni Ottanta? È cambiato il ruolo pubblico dell’arte, o il contesto rende più difficile esporsi?

Lorenzo De Finti e Giovanni Conti ne parlano con il giornalista e saggista Alceste Ayroldi e il compositore, presidente di I-Jazz Angelo Valori.

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