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Dipendenze da smartphone e applicazioni

L'approfondimento settimanale delle 8.20 di Albachiara

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In Albachiara ogni settimana decliniamo in alcuni modi diversi un tema: per questa serie abbiamo deciso di guardarci in tasca, in mano, sul comodino: la maggior parte di noi infatti, lì tiene il proprio smartphone. Ormai una propaggine di noi stessi...

 

Generazione iperconnessa. Si dice così dei giovani che alla fermata del bus prima di andare a scuola, a ricreazione, quando sono con mamma e papà hanno sempre in mano il cellulare. Scambi di messaggi con gli amici, musica, un gioco per rilassarsi: il cellulare nella nostra società è diventata l’estensione del nostro corpo. E quando lo perdiamo di vista, può essere panico. Non per tutti sia chiaro. Ma il fenomeno c’è, tanto che gli specialisti cominciano a prendere sul serio questa che può diventare anche una malattia, una fobia. Franco Cristini ha chiesto qualche parere ad alcuni liceali luganesi e poi ha posto qualche domanda ad uno specialista.

Hanno inventato una app che premia gli studenti che non guardano il telefonino. Perché è a scuola che il telefonino spesso ricopre il ruolo della peggiore distrazione e compare tra le dita degli studenti nei momenti meno opportuni. Ma cosa accadrebbe se i ragazzi ricevessero un premio per non usarlo? È quel che hanno provato a fare in California: Eva Perasso ci ha spiegato tutto nei dettagli.

Telefonini, nostri compagni inseparabili: oggi ci siamo occupati di una speciale categoria di utenti: gli adolescenti. Per noi ha indagato Cinzia Rigamonti, partendo da una indagine che vuole, in un gruppo di circa mille ragazzi tra gli 11 e i 12, il 98% di loro fornito di un cellulare. Nostra interlocutrice Lara Zgraggen, responsabile del progetto “e-www@i!" presso la Fondazione ASPI, un percorso di prevenzione dei rischi legati all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Lei è tra coloro che va nelle classi elementari medie e medie superiori in tutto il cantone per discutere di problemi come cyberbullismo, sexting, privacy, che a pensarci bene passano in gran parte attraverso il cellulare.

Terminiamo il nostro viaggio nel mondo della telefonia, con una nota positiva: perché il telefonino, e in particolare le applicazioni, non sempre ci allontanano dal mondo reale. A volte ci aiutano a conoscere meglio le risorse fisiche presenti sul nostro territorio. Un esempio? La Smart Travel, un applicazione nata per aiutare il turismo, una guida multimediale a musei, zoo, e altro ancora. Elizabeth Camozzi ha chiesto lumi al riguardo ad Alessandro d’Amato, uno degli ingegneri che ha sviluppato l’applicazione.