Il Dipartimento di Giustizia americano  ha pubblicato altre tre milioni di pagine sul caso
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Epstein files

Poche rivelazioni ma molte interpretazioni dopo la pubblicazione di milioni di documenti

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  • AP Photo/Jon Elswick, File)
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Qualche giorno fa il Dipartimento americano di giustizia – costretto dall’Epstein Files Transparency Act - ha pubblicato una nuova e imponente tranche di documenti sul caso di Jeffrey Epstein, il noto finanziere, morto suicida in carcere nel 2019, un mese dopo il suo arresto. Documenti che contengono rivelazioni su contatti di ogni genere fra figure di spicco a livello mondiale e il miliardario accusato di aver creato, all’inizio degli anni duemila, un harem di ragazzine anche di 13 e 15 anni, utilizzate per soddisfare i piaceri sessuali di un ristretto giro di amici, ricchi e potenti. La più nota, perché si è esposta per raccontare la sua storia, è Virgina Giuffé morta suicida solo pochi mesi fa. Ma molte di queste rivelazioni erano in parte già note, altre hanno scatenato reazioni di entità variabile in svariati Paesi europei. Al momento, però, gli Epstein Files non sembrano avere conseguenze sullo stesso Donald Trump. Trump il cui nome – peraltro - è citato ben 3200 volte nei documenti, e la cui frequentazione di Epstein è un fatto noto. A Modem cerchiamo di capire quali conseguenze potrà avere il contenuto di questi files, in che modo questi documenti sono legati a (o nutrono!) svariate teorie del complotto, e perché un caso criminale può avere un impatto sulla politica non solo americana, ma mondiale.

Lo facciamo con:
ANDREA VOSTI, corrispondente RSI da Washington
GIAMPIERO GRAMAGLIA, già direttore dell’ANSA, docente di Giornalismo presso la Sapienza Università di Roma, autore di un podcast sugli Epstein Files
Con un’intervista registrata a PIETRO SALVATORI, Vicecaporedattore HuffingtonPost e autore del podcast “Non è vero niente”, dedicato alle teorie del complotto

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