Edizione del 19.09.2019

Golfo: tensione alle stelle

Per gli investigatori statunitensi e sauditi è quasi una certezza: l’attacco aereo scagliato sabato contro l’industria petrolifera dell’Arabia Saudita è stato lanciato da nord ed è stato incontestabilmente appoggiato dall’Iran.  

L’attacco, secondo il portavoce del Ministro della difesa saudita, Turki al-Maliki, è stato condotto con una dozzina di missili cruise e droni di fabbricazione iraniana i cui resti sono stati mostrati in una conferenza stampa a Riad. Per Arabia saudita e Stati Uniti la rivendicazione dell’azione militare da parte dei ribelli sciiti yemeniti, Huthi, non è credibile così come la dichiarazione di estraneità di Teheran, tanto che il presidente Donald Trump ha fatto sapere d’aver ordinato al segretario del Tesoro di “aumentare in modo sostanziale le sanzioni contro l'Iran", senza fornire ulteriori dettagli.

Le conseguenze dell’incursione contro le istallazioni petrolifere della Saudi Aramco ha provocato la perdita di produzione di 5 milioni di barili al giorno con il conseguente rialzo del 14% del prezzo del petrolio. L’allarme sui mercati è poi rientrato ma questo episodio ha messo in evidenza ancora una volta quanto sia vulnerabile la produzione petrolifera e quanto sia pericolosa l’escalation di tensione in atto fra l’Arabia saudita, sostenuta dagli Stati Uniti con la sua politica di massima pressione e l’Iran.  

Per parlarne a Modem intervengono:  

Giacomo Luciani, esperto di geopolitica dell'energia al Graduate Institute di Ginevra;

Raffaele Mauriello, Professore all’Università di Teheran e La Sapienza di Roma;

Annalisa Perteghella, esperta di Iran all’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI);

Carlo Righetti, presidente di Swiss Oil Ticino.

 

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