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Il prezzo della fame

La FAO segnala un forte aumento del costo dei generi alimentari

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Nel corso del 2021 i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 28% su scala planetaria. A dirlo la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, in un rapporto pubblicato venerdì scorso. Un’analisi che va oltre questo dato medio ci dice, ad esempio, che il prezzo del grano è aumentato del 31% mentre quello del mais ha conosciuto un rincaro del 44%. Cifre che vanno ben oltre quelle dell’inflazione registrata l’anno scorso in diversi tra i principali Paesi del mondo, con un rincaro che oscilla tra il 4 e il 6%.

Cosa sta succedendo dunque sul mercato dei prodotti alimentari? Quali le principali cause di questa impennata dei prezzi e quali le conseguenze in particolare per i Paesi più poveri del mondo, già alle prese con il flagello delle carestie e della fame? Secondo una stima della FAO, gli affamati, senza terra e senza credito sono più di 960 milioni, quasi 1 miliardo di persone: aumenteranno ancora? Queste alcune delle domande che ci poniamo, con uno sguardo anche alla realtà dei Paesi occidentali, perché questi rincari rischiano di pesare sempre di più anche sul bilancio delle famiglie più povere del cosiddetto primo mondo.

Per discuterne intervengono:

Sissi Bellomo, giornalista del Sole 24 Ore, specialista in materie prime;

Pio Wennubst, economista, rappresentante permanente della Svizzera presso la FAO;

Mario Zappacosta, team leader FAO Global Information and Early Warning System for food and agriculture (GIEWS).

 

 

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