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La Svizzera di fronte a Trump

Tra franchezza e pragmatismo, nei corridoi di Palazzo federale ci si interroga quanto alla postura della Confederazione nei confronti degli USA

  • Oggi
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  • Immagine d'archivio Keystone
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Dall’economia alla geopolitica, passando per le questioni interne – e da un voto del parlamento e subordinatamente dal popolo su un potenziale accordo doganale – le politiche di Trump e l’atteggiamento della Svizzera sono da tempo al centro del dibattito.

Alla luce della recente decisione della Corte Suprema americana di annullare i Dazi imposti a livello globale dal presidente americano Donald Trump e dopo l’entrata in vigore, il 24 febbraio, di nuovi dazi del 10% per tutti i paesi (poi risaliti al 15%) per 150 giorni, la Svizzera si trova in una posizione negoziale più forte? In un contesto globale così instabile è più importante rafforzare il pragmatismo economico con gli Stati Uniti andrebbe presa una posizione più marcata? La Svizzera sta sacrificando i propri valori, la neutralità, il rispetto del diritto internazionale ma anche la fiducia nella cooperazione multilaterale, per non inimicarsi il Presidente Statunitense e rischiare il boomerang a colpi di dazi?

Ne parliamo, dal Centro Media di Palazzo federale, con

Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati TI/Centro e presidente dell’Unione Svizzera delle Arti e dei Mestieri

Greta Gysin, Consigliera nazionale TI/Verdi

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